Ho rimesso un po’ a posto e aggiunto…

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Pubblicato in Guido Sperandio - | 46 commenti

Ciao, Liz

Non potrò più accarezzarti.

Pubblicato in LE NOTE DEL GUFO | 67 commenti

Tutto quello che una COLF dovrebbe sapere ma che nessun sindacato le ha mai rivelato

Jonathan Swift è il noto scrittore anglo-irlandese autore de «I Viaggi di Gulliver». Ma non soltanto. Il suo spirito corrosivo l’ha portato ad affrontare temi quanto meno insospettabili sebbene sempre riconducibili alla società inglese del suo tempo.
Ma si dà il caso che se è vero che ogni epoca ha i propri riti, modalità sociali e costumi, e qui siamo in pieno Millesettecento – è altrettanto vero  che di fatto la natura umana mantiene immutati attraverso i secoli tratti fondamentali e debolezze.
Leggere per credere.

Jonathan Swift, Istruzioni alla servitù, Capitolo IX Istruzioni alla cameriera personale – Adelphi editore:
Se servi in una grande famiglia, e sei addetta personalmente alla signora, è facile che tu piaccia al signore, anche se non hai la metà della bellezza di sua moglie. In questo caso, spremilo coscienziosamente più che puoi; e non permettergli mai la più piccola libertà, neanche di stringerti la mano, se non ci mette una ghinea; così, per gradi, fallo pagare adeguatamente per ogni nuovo tentativo, costringendolo a raddoppiare in proporzione alle concessioni che gli fai, e sempre dibattendoti, e minacciandolo di urlare, o di dirlo alla signora, anche se accetti il suo denaro: cinque ghinee per farti toccare il petto è un affare vantaggioso, anche se fai mostra di resistere con tutte le tue forze; ma non accordargli mai il favore supremo per meno di cento ghinee, o di un vitalizio di venti sterline all’anno.
In questo tipo di famiglia, se sei bella, potrai scegliere fra tre amanti; il cappellano, l’intendente, e il cameriere personale di Sua Signoria. Il mio primo consiglio è di scegliere l’intendente; ma se per caso sei da poco incinta di Sua Signoria, devi metterti col cappellano. Il cameriere, dei tre, è quello che mi piace meno; perché di solito è vanitoso e arrogante da quando si è tolto la livrea di valletto; e se non gli vien dato un comando nell’esercito, o un posto di ispettore alle dogane, non ha altra risorsa che la strada maestra.
Debbo metterti in guardia soprattutto contro il primogenito di Sua Signoria:  se sei molto abile, hai qualche probabilità di trascinarlo a sposarti, e far di te una signora: se lui fosse un volgare libertino, se no è uno sciocco (perché dev’essere o l’uno o l’altro), ma nel primo caso, stai lontana da lui come da Satana, perché ha meno paura lui di una madre che Sua Signoria di una moglie; e dopo diecimila promesse, da lui non avrai nient’altro che una gran pancia, o uno scolo, e probabilmente tutt’e due insieme.

Pubblicato in Jonathan Swift - | 34 commenti

Vacanze e giri in barca

Un tempo, c’erano le letture per ragazzini e quelle specifiche per ragazzine. Faceva eccezione Jerome Klapka Jerome, comune ai due generi.
Sarà la nostalgia e così – stufo di letture profonde che difficilmente conducono se non a un mal di testa – sono andato a ripescare il vecchio buon Jerome.
Tra l’altro, non so fino a che punto sia valida la distinzione per cui un libro per ragazzi non possa piacere anche a un adulto. A maggior ragione nel caso di Jerome Klapka Jerome, scrittore dalla tenuta inossidabile se si considera che nonostante sia un autore dell’Ottocento è riuscito a mantenere la sua attualità sia per stile (scorrevole) che contenuti. Basti dire che l’editrice Rizzoli l’ha ripubblicato recentemente.
Il segreto di JKJ? raccontare esperienze quotidiane in cui ci si ritrova più o meno tutti, con un umorismo bonario, ma nel contempo acuto.
Esemplare, il suo Tre uomini in barca (per non parlar del cane), che già il titolo induce al sorriso.

     

Ricordo d’esser andato un giorno al British Museum a leggere il trattamento di un piccolo malanno del quale avevo qualche leggero attacco — credo che fosse la febbre del fieno. Mi feci dare il libro, e lessi tutto quello che dovevo leggere; e poi, in un momento d’oblio, voltai oziosamente le pagine e cominciai a studiare indolentemente le malattie in generale. Non ricordo più il primo morbo nel quale m’immersi — so che era un pauroso flagello devastatore — e prima che avessi dato un’occhiata a una metà della lista dei  «sintomi premonitori», ero già bell’e convinto di esserne affetto.
Rimasi per un po’ agghiacciato d’orrore; e poi, nell’incuranza della disperazione, mi misi a voltare le altre pagine. Arrivai al tifo — ne lessi i sintomi — scopersi d’averlo (dovevo averlo da mesi senza saperlo) — mi domandai che altro avessi; incontrai il ballo di San Vito — trovai, come m’aspettavo, d’avere anche quello, — cominciai a interessarmi al mio caso, e risoluto d’andare fino in fondo, cominciai per ordine alfabetico — lessi della malaria e appresi che ne ero affetto e che la fase acuta sarebbe cominciata fra una quindicina circa.
Mi consolai trovando che l’albuminuria l’avevo soltanto in forma attenuata, e che quindi, per quel che mi riguardava, sarei potuto vivere ancora anni e anni. Avevo il colera con gravi complicazioni; e sembra che con la difterite ci fossi nato. Percorsi faticosamente e coscienziosamente tutte quante le lettere dell’alfabeto, e potei concludere che l’unica malattia che non avessi era il ginocchio della lavandaia.
A questo sulle prime mi sentii un po’ offeso; mi sembrava che la cosa implicasse una specie di dispregio. Perchè non avevo il ginocchio della lavandaia? Perchè questa oltraggiosa distinzione? Dopo un poco, però, prevalsero dei sentimenti meno esclusivi.
Pensai che avevo tutte le malattie note in farmacologia, e divenni meno egoista, e risolsi di fare a meno del ginocchio della lavandaia.

Pubblicato in Jerome Klapka Jerome - | 38 commenti

Quando giallo chiama giallo

Con tutti i Commissari e Ispettori di Polizia in circolazione dovremmo sentirci tutti più sicuri. Peccato che, se pur dotati di pistola e fine intuito, sono poliziotti ma di carta. Infatti, mai visti tanti gialli-polizieschi-thriller-noir-spy stories in libreria (senza contare cinema e TV).
Non c’è più da meravigliarsi se anche le casalinghe di giorno ma scrittrici di notte, abbiano il loro bravo giallo pronto nel cassetto (Giallo magari un po’ sul rosa, ma niente cambia, c’è pur sempre il morto).
Mancava solo un investigatore con gli occhi a mandorla, ebbene, lacuna colmata, ora c’è: si chiama Yeruldegger  ed è commissario della polizia mongola.
Mongola, sì, avete letto bene.

Pubblicato in Ian Manook - | 30 commenti

Le Note del Gufo, 33

Ho sempre faticato a condividere il culto per «Cent’anni di solitudine», il romanzo che ha consacrato Gabo al successo, ma la mia stima è andata via via aumentando per i suoi successivi romanzi, di pari passo alla loro cronologia di uscita, da «Cronaca di una morte annunciata» a «Memoria delle mie puttane tristi» a, infine, «Vivere per raccontarla», autobiografico. E a proposito di quest’ultimo titolo riporto il seguente stralcio: Comunque sia, penso che la mia intimità con la servitù può essere stata l’origine di un filo di comunicazione segreta che credo di avere con le donne, e che nel corso della mia vita mi ha permesso di sentirmi più a mio agio e sicuro con loro che fra gli uomini. Sempre di lì può venire la mia convinzione che sono loro a reggere il mondo, mentre noi uomini lo disordiniamo con la nostra brutalità storica. 

Già: sono loro a reggere il mondo,
mentre noi uomini lo disordiniamo con la nostra brutalità storica.
Come non essere d’accordo? 

Pubblicato in Gabriel Garcia Marquez -, LE NOTE DEL GUFO | 26 commenti

Le Note del Gufo, 31-32

31.
Recita il dizionario:
Distopia: Utopia al contrario; situazione, condizione futura presentata e descritta come negativa, sgradevole e non auspicabile in alcun modo.

Da un po’ di tempo distopia è termine ricorrente nelle recensioni dei vari libri. «È un romanzo distopico» mi capita di leggere, e io ogni volta mi domando: per dire semplicemente che quel certo autore profetizza mondi negativi, sgradevoli e non auspicabili in alcun modo – occorre escogitare parolone così grosse?

32.
La carta non era quella cosiddetta igienica ma dei giornali che, una volta esaurita la loro missione informativa, venivano declassati a compiti senz’altro meno nobili. Non importa se rilasciavano il nero dei caratteri da stampa per cui uno poi viaggiava con le ultime notizie impresse sulle natiche.
La Gazzetta dello Sport è stata la gloriosa leader che ha fatto coincidere le tappe del Giro d’Italia con le tappe in bagno di più generazioni.

Pubblicato in LE NOTE DEL GUFO | 19 commenti

Le Note del Gufo, 30

Un paio di notti fa,  i soliti ignoti hanno forzato una porta di ferro nel mio seminterrato. Eravamo in casa ed a evitare uno sgradevole incontro è stato uno stipite imprevisto, finito fuori squadra, che ha bloccato la porta di ferro ormai vinta. Inutile dire la mia prostrazione. Anche perchè da mesi l’intero comprensorio è sistematicamente preso di mira, neanche esistesse un piano. Ma, combinazione, leggo proprio oggi una dichiarazione del mio Questore che rassicura che i reati, tra cui i furti in abitazioni, sono in calo. Cifre, nero su bianco. Dichiara il Questore (fonte: La Repubblica online): « La vera sfida è quella della percezione di sicurezza tra i cittadini».
In effetti, se fosse così drammatica la situazione, come erratamente mi sembrava, le Autorità avrebbero senz’altro già provveduto con una visibile ed efficiente azione e presenza. Mentre divise e Pantere le vedo sì ma il lunedì in TV con Montalbano. Che lì sì a Vigata c’è di che preoccuparsi. Non passa settimana che lì non ci siano almeno tre morti.

Pubblicato in LE NOTE DEL GUFO | 28 commenti

Le Note del Gufo, 25-29

25.
In quella via affollata di negozi è restato aperto solo un esercizio. Unico a superare crisi e mutamenti, la clientela non gli manca. Discreto, non ha insegne, le avesse, leggereste: Pompe funebri.

26.
Il signore anziano, parecchio anziano, paga due lampadine alla cassa. Sussulta: «Venti euro, così care?».
«Ma durano… quindici anni di vita garantita.»
«Ai miei eredi non gliene frega niente di ereditare due lampadine.»

27.
C’era la moda delle calze da donna con la riga dietro.

1940, scoppia la guerra e le calze diventano lusso irreperibile: le donne suppliscono tingendosi le gambe color-calza e tirandovi una riga sopra.

Ogni epoca ha i suoi vezzi. I nipoti, se no, di cosa riderebbero?

28.
Telefono all’antennista: «La7 mi fa ancora i quadretti».
L’antennista: «Ho sistemato l’antenna a gennaio e gli alberi erano spogli».
«Cosa c’entra…???»
«Le foglie adesso crescono e fanno da barriera al segnale».
Trump rimedierebbe con il napalm, penso. Ma io non sono Trump. Godo a pensare che tanti uccellini suppliranno a La7, il fiu-fiu di un merlo innamorato è sempre meglio di un talk-show.

29.
Sono in pratica tre i modi per imparare il mondo.
Il primo, le chiacchiere scambiate nel nostro quotidiano. Il secondo, i mezzi d’informazione. Terzo, i libri. E sui libri non potevo far a meno di caderci. Lo spunto: il velo delle mussulmane e le incongruenze umane.
Il libro in questione è uscito tempo fa e si intitola Leggere Lolita a Teheran. L’autrice, Azar Nafisi, racconta che la nonna materna all’epoca portava come d’usanza il velo. Ma l’allora Scià, intendendo modernizzare il Paese, aveva imposto l’abolizione del velo e la nonna dell’autrice ne era restata traumatizzata. Uscire senza velo, le dava l’impressione di una spudorata nudità. Se ne restò a lungo chiusa in casa.
L’esatto contrario per Azar, la nipote, scrittrice, che non tollerando l’attuale regime, le sue imposizioni tra cui il velo, ha lasciato per gli USA, patria e velo.

Pubblicato in Azar Nafisi -, LE NOTE DEL GUFO | 26 commenti

Le Note del Gufo, 3-24

3.

Quando si dice: la forza della logica. Raymond Chandler, “Addio, mia amata”, ed. Feltrinelli:
Io mi sedetti rigirando una sigaretta tra le mani e attesi. Quella donna o sapeva qualcosa oppure no. Se sapeva qualcosa, o me lo diceva oppure no. Era semplicissimo.

4.
Esiste anche la vagina dentata. Solo uno come Freud poteva escogitare una definizione simile inquietante!

5.

‘na tazzulella e’ cafè

6.
Da piccole con le bambole, crescono poi con l’orsacchiotto – le donne, sono le depositarie delle tenerezze, dei sentimenti e delle cure di cui ha tanto bisogno il mondo. (Che poi mettano il veleno nel caffè delle cognate è un’altra storia).

7.
Dio è morto, il congiuntivo anche, e la mia gatta fa la pipì sul divano e io non posso neanche bestemmiare… perchè poi metti che Dio non è morto!

 8.

SELFIE.

Collage del 2007 firmato LUCE dal blog SENZ’AZIONI

Lei si è fatta il suo ritratto e se l’è incorniciato.

9.
Pene da pene, osSEXione.
Mi riferisco ai maschi con la paranoia di chi ce l’ha più lungo. Che a me suona come se le femmine facessero a gara a chi ce l’ha più fonda.

10.
C’è anche il panettone vegano adesso, e il sindacato delle galline ovaiole ha proclamato lo stato di agitazione. Si teme un calo dell’occupazione e conseguente noto tragico finale.

 11.
Questo è morto, l’altro è morto, e quest’altro è lì sul punto di morire. Mi tocco per convincermi che sono ancora vivo. (Per il momento almeno.)

12.
Evoluzione della mela nei secoli (e del comune senso del pudore).

   

 13.

Elogio del capezzolo.
I capezzoli… famosi o anonimi, seducenti, prepotenti, maliziosi, preziosi, deliziosi, accennati, rimarcati, grossolani… ehi, giù le mani!

ritti-ruspanti, invitanti ma… con i guanti,  eccitanti-eccitati, provocanti, occhieggianti, succhiati-leccati, sfiorati, baciati, adorati, venerati, accarezzati, esibiti, vezzeggiati, inibiti, offerti, sofferti, invocati, negati, intravisti, agognati, negati, sognati, fotografati, censurati, celebrati, divi lascivi, titillati, ispiratori di arte immortale (immorale? mica siamo a Teheran)

  I capezzoli,  aperitivo e complemento dell’amore.

14.

In piazza del Duomo, i turisti si cospargono di grano per farsi fotografare con i piccioni addosso. Poi i turisti, finito lo scatto, qualche piccione se lo mangiano. Approfittano che nessuno i piccioni li ha contati.

15.

Le vedove.
Il marito, vilipeso da vivo – da morto è celebrato e compianto.

16.
Il concetto di progresso.
Nello scambio di mail, un tale scrive: La Coca Cola col progresso non c’entra… al che un altro gli controbatte: Secondo me sì.   Pensate a quanti casi in meno di malattie infettive ci sono al mondo, da quando si beve coca cola al posto di acqua magari inquinata!  Non parliamo poi della minigonna: non va considerata come un semplice indumento, ma come il simbolo della emancipazione femminile.
Ecco, confesso che questa risposta mi ha lasciato un po’ perplesso. A cominciare dal fatto che il grado di progresso si misuri in base ai centimetri di gonna sotto o sopra al ginocchio di una donna. E l’idea poi dei bambini scheletriti africani salvi perchè bevono Coca Cola al posto dell’acqua inquinata mi fa venire in mente la Rivoluzione Francese e Maria Antonietta. La quale a chi, allarmato, le annunciava:« Non c’è più pane e il popolo ha fame», la regina rispondeva: «Se non hanno più pane, che mangino brioche»

17.
Dal Corriere della Sera, titolo: Mai così tante armi: l’India batte tutti e Dubai supera la Cina. Sotto-titolo: Dall’Italia vendite al + 22%. Doppi turni nelle fabbriche USA.
Il monito di Einstein  a suo tempo: Non so con quali armi si combatterà la Terza guerra mondiale, ma la Quarta sì: con la clava.

18.
Musico-terapia.
Ivo Pogorelich, noto pianista slavo usa la musica come terapia per aiutare gli altri. Circa l’efficacia: Sulle Alpi svizzere, mentre suonavo, le mucche si raccolsero intorno a me attente ad ascoltare. E il mio cane preferisce il 1° Concerto di Chopin al 2°.

19.
Il 17 marzo prossimo è la Giornata del Sonno. Non passa giorno che non sia la giornata di qualcosa. La Giornata della Donna, del Papà, dei Nonni… senz’altro anche oggi, 10 marzo, è la giornata di qualcosa.
Buona… giornata!

 

20.

Ragazza con l’orecchino.

Ragazza con l’orecchino.

 

21.
In Anna Karenina, a un certo punto si incontrano tre possidenti che si scambiano opinioni sulle rendite  delle proprie aziende agricole. Nessuno dei tre ha i conti chiari, ma è chiara la percezione che le cose non vanno come dovrebbero andare.
«Contabilità all’italiana» disse ironicamente il possidente. «In qualunque modo fai i conti, quando ti rovinano tutto, non c’è mai guadagno.»
Il romanzo è stato pubblicato nel 1877, cioè centoquarant’anni fa.
Eravamo già famosi per il modo di tenere i conti.

22.
Ho acquistato un accendino al bar-tabacchi nel mezzanino della metro e questo è quello che mi sono ritrovato in mano:

Che abbia l’aria di un vecchio sporcaccione? E fosse così, devo davvero dolermene? Dati i tempi, non lo so.

23.
Socrate non scrisse mai una sola riga. Tutto quello che di lui sappiamo ci è stato tramandato dagli illustri testimoni del suo tempo. Chiunque pensi che Socrate sia il famoso autore di un famoso blog, ha tutte le buone ragioni per esserne deluso.

24.
Oggi al supermercato vedo una donna anziana che, malferma sulle gambe, l’occhio vacuo, si avvicina barcollando al banco delle pietanze pronte-cotte. Afferra un vassoietto, rompe il film di protezione e affonda la mano nel riso che si porta, avida, alla bocca.
«Cosa fa?» le chiedo stupito.
«Mangio» lei risponde tranquilla. E se ne va.

Pubblicato in LE NOTE DEL GUFO | 52 commenti