Quando giallo chiama giallo

Con tutti i Commissari e Ispettori di Polizia in circolazione dovremmo sentirci tutti più sicuri. Peccato che, se pur dotati di pistola e fine intuito, sono poliziotti ma di carta. Infatti, mai visti tanti gialli-polizieschi-thriller-noir-spy stories in libreria (senza contare cinema e TV).
Non c’è più da meravigliarsi se anche le casalinghe di giorno ma scrittrici di notte, abbiano il loro bravo giallo pronto nel cassetto (Giallo magari un po’ sul rosa, ma niente cambia, c’è pur sempre il morto).
Mancava solo un investigatore con gli occhi a mandorla, ebbene, lacuna colmata, ora c’è: si chiama Yeruldegger  ed è commissario della polizia mongola.
Mongola, sì, avete letto bene.

Pubblicato in AUTORI CITATI, Ian Manook | 30 commenti

Le Note del Gufo, 33

Ho sempre faticato a condividere il culto per «Cent’anni di solitudine», il romanzo che ha consacrato Gabo al successo, ma la mia stima è andata via via aumentando per i suoi successivi romanzi, di pari passo alla loro cronologia di uscita, da «Cronaca di una morte annunciata» a «Memoria delle mie puttane tristi» a, infine, «Vivere per raccontarla», autobiografico. E a proposito di quest’ultimo titolo riporto il seguente stralcio: Comunque sia, penso che la mia intimità con la servitù può essere stata l’origine di un filo di comunicazione segreta che credo di avere con le donne, e che nel corso della mia vita mi ha permesso di sentirmi più a mio agio e sicuro con loro che fra gli uomini. Sempre di lì può venire la mia convinzione che sono loro a reggere il mondo, mentre noi uomini lo disordiniamo con la nostra brutalità storica. 

Già: sono loro a reggere il mondo,
mentre noi uomini lo disordiniamo con la nostra brutalità storica.
Come non essere d’accordo? 

Pubblicato in AUTORI CITATI, Gabriel Garcia Marquez, LE NOTE DEL GUFO | 17 commenti

Le Note del Gufo, 31-32

31.
Recita il dizionario:
Distopia: Utopia al contrario; situazione, condizione futura presentata e descritta come negativa, sgradevole e non auspicabile in alcun modo.

Da un po’ di tempo distopia è termine ricorrente nelle recensioni dei vari libri. «È un romanzo distopico» mi capita di leggere, e io ogni volta mi domando: per dire semplicemente che quel certo autore profetizza mondi negativi, sgradevoli e non auspicabili in alcun modo – occorre escogitare parolone così grosse?

32.
La carta non era quella cosiddetta igienica ma dei giornali che, una volta esaurita la loro missione informativa, venivano declassati a compiti senz’altro meno nobili. Non importa se rilasciavano il nero dei caratteri da stampa per cui uno poi viaggiava con le ultime notizie impresse sulle natiche.
La Gazzetta dello Sport è stata la gloriosa leader che ha fatto coincidere le tappe del Giro d’Italia con le tappe in bagno di più generazioni.

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Le Note del Gufo, 30

Un paio di notti fa,  i soliti ignoti hanno forzato una porta di ferro nel mio seminterrato. Eravamo in casa ed a evitare uno sgradevole incontro è stato uno stipite imprevisto, finito fuori squadra, che ha bloccato la porta di ferro ormai vinta. Inutile dire la mia prostrazione. Anche perchè da mesi l’intero comprensorio è sistematicamente preso di mira, neanche esistesse un piano. Ma, combinazione, leggo proprio oggi una dichiarazione del mio Questore che rassicura che i reati, tra cui i furti in abitazioni, sono in calo. Cifre, nero su bianco. Dichiara il Questore (fonte: La Repubblica online): « La vera sfida è quella della percezione di sicurezza tra i cittadini».
In effetti, se fosse così drammatica la situazione, come erratamente mi sembrava, le Autorità avrebbero senz’altro già provveduto con una visibile ed efficiente azione e presenza. Mentre divise e Pantere le vedo sì ma il lunedì in TV con Montalbano. Che lì sì a Vigata c’è di che preoccuparsi. Non passa settimana che lì non ci siano almeno tre morti.

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Le Note del Gufo, 25-29

25.
In quella via affollata di negozi è restato aperto solo un esercizio. Unico a superare crisi e mutamenti, la clientela non gli manca. Discreto, non ha insegne, le avesse, leggereste: Pompe funebri.

26.
Il signore anziano, parecchio anziano, paga due lampadine alla cassa. Sussulta: «Venti euro, così care?».
«Ma durano… quindici anni di vita garantita.»
«Ai miei eredi non gliene frega niente di ereditare due lampadine.»

27.
C’era la moda delle calze da donna con la riga dietro.

1940, scoppia la guerra e le calze diventano lusso irreperibile: le donne suppliscono tingendosi le gambe color-calza e tirandovi una riga sopra.

Ogni epoca ha i suoi vezzi. I nipoti, se no, di cosa riderebbero?

28.
Telefono all’antennista: «La7 mi fa ancora i quadretti».
L’antennista: «Ho sistemato l’antenna a gennaio e gli alberi erano spogli».
«Cosa c’entra…???»
«Le foglie adesso crescono e fanno da barriera al segnale».
Trump rimedierebbe con il napalm, penso. Ma io non sono Trump. Godo a pensare che tanti uccellini suppliranno a La7, il fiu-fiu di un merlo innamorato è sempre meglio di un talk-show.

29.
Sono in pratica tre i modi per imparare il mondo.
Il primo, le chiacchiere scambiate nel nostro quotidiano. Il secondo, i mezzi d’informazione. Terzo, i libri. E sui libri non potevo far a meno di caderci. Lo spunto: il velo delle mussulmane e le incongruenze umane.
Il libro in questione è uscito tempo fa e si intitola Leggere Lolita a Teheran. L’autrice, Azar Nafisi, racconta che la nonna materna all’epoca portava come d’usanza il velo. Ma l’allora Scià, intendendo modernizzare il Paese, aveva imposto l’abolizione del velo e la nonna dell’autrice ne era restata traumatizzata. Uscire senza velo, le dava l’impressione di una spudorata nudità. Se ne restò a lungo chiusa in casa.
L’esatto contrario per Azar, la nipote, scrittrice, che non tollerando l’attuale regime, le sue imposizioni tra cui il velo, ha lasciato per gli USA, patria e velo.

Pubblicato in AUTORI CITATI, Azar Nafisi, LE NOTE DEL GUFO | 26 commenti

Le Note del Gufo, 3-24

3.

Quando si dice: la forza della logica. Raymond Chandler, “Addio, mia amata”, ed. Feltrinelli:
Io mi sedetti rigirando una sigaretta tra le mani e attesi. Quella donna o sapeva qualcosa oppure no. Se sapeva qualcosa, o me lo diceva oppure no. Era semplicissimo.

4.
Esiste anche la vagina dentata. Solo uno come Freud poteva escogitare una definizione simile inquietante!

5.

‘na tazzulella e’ cafè

6.
Da piccole con le bambole, crescono poi con l’orsacchiotto – le donne, sono le depositarie delle tenerezze, dei sentimenti e delle cure di cui ha tanto bisogno il mondo. (Che poi mettano il veleno nel caffè delle cognate è un’altra storia).

7.
Dio è morto, il congiuntivo anche, e la mia gatta fa la pipì sul divano e io non posso neanche bestemmiare… perchè poi metti che Dio non è morto!

 8.

SELFIE.

Collage del 2007 firmato LUCE dal blog SENZ’AZIONI

Lei si è fatta il suo ritratto e se l’è incorniciato.

9.
Pene da pene, osSEXione.
Mi riferisco ai maschi con la paranoia di chi ce l’ha più lungo. Che a me suona come se le femmine facessero a gara a chi ce l’ha più fonda.

10.
C’è anche il panettone vegano adesso, e il sindacato delle galline ovaiole ha proclamato lo stato di agitazione. Si teme un calo dell’occupazione e conseguente noto tragico finale.

 11.
Questo è morto, l’altro è morto, e quest’altro è lì sul punto di morire. Mi tocco per convincermi che sono ancora vivo. (Per il momento almeno.)

12.
Evoluzione della mela nei secoli (e del comune senso del pudore).

   

 13.

Elogio del capezzolo.
I capezzoli… famosi o anonimi, seducenti, prepotenti, maliziosi, preziosi, deliziosi, accennati, rimarcati, grossolani… ehi, giù le mani!

ritti-ruspanti, invitanti ma… con i guanti,  eccitanti-eccitati, provocanti, occhieggianti, succhiati-leccati, sfiorati, baciati, adorati, venerati, accarezzati, esibiti, vezzeggiati, inibiti, offerti, sofferti, invocati, negati, intravisti, agognati, negati, sognati, fotografati, censurati, celebrati, divi lascivi, titillati, ispiratori di arte immortale (immorale? mica siamo a Teheran)

  I capezzoli,  aperitivo e complemento dell’amore.

14.

In piazza del Duomo, i turisti si cospargono di grano per farsi fotografare con i piccioni addosso. Poi i turisti, finito lo scatto, qualche piccione se lo mangiano. Approfittano che nessuno i piccioni li ha contati.

15.

Le vedove.
Il marito, vilipeso da vivo – da morto è celebrato e compianto.

16.
Il concetto di progresso.
Nello scambio di mail, un tale scrive: La Coca Cola col progresso non c’entra… al che un altro gli controbatte: Secondo me sì.   Pensate a quanti casi in meno di malattie infettive ci sono al mondo, da quando si beve coca cola al posto di acqua magari inquinata!  Non parliamo poi della minigonna: non va considerata come un semplice indumento, ma come il simbolo della emancipazione femminile.
Ecco, confesso che questa risposta mi ha lasciato un po’ perplesso. A cominciare dal fatto che il grado di progresso si misuri in base ai centimetri di gonna sotto o sopra al ginocchio di una donna. E l’idea poi dei bambini scheletriti africani salvi perchè bevono Coca Cola al posto dell’acqua inquinata mi fa venire in mente la Rivoluzione Francese e Maria Antonietta. La quale a chi, allarmato, le annunciava:« Non c’è più pane e il popolo ha fame», la regina rispondeva: «Se non hanno più pane, che mangino brioche»

17.
Dal Corriere della Sera, titolo: Mai così tante armi: l’India batte tutti e Dubai supera la Cina. Sotto-titolo: Dall’Italia vendite al + 22%. Doppi turni nelle fabbriche USA.
Il monito di Einstein  a suo tempo: Non so con quali armi si combatterà la Terza guerra mondiale, ma la Quarta sì: con la clava.

18.
Musico-terapia.
Ivo Pogorelich, noto pianista slavo usa la musica come terapia per aiutare gli altri. Circa l’efficacia: Sulle Alpi svizzere, mentre suonavo, le mucche si raccolsero intorno a me attente ad ascoltare. E il mio cane preferisce il 1° Concerto di Chopin al 2°.

19.
Il 17 marzo prossimo è la Giornata del Sonno. Non passa giorno che non sia la giornata di qualcosa. La Giornata della Donna, del Papà, dei Nonni… senz’altro anche oggi, 10 marzo, è la giornata di qualcosa.
Buona… giornata!

 

20.

Ragazza con l’orecchino.

Ragazza con l’orecchino.

 

21.
In Anna Karenina, a un certo punto si incontrano tre possidenti che si scambiano opinioni sulle rendite  delle proprie aziende agricole. Nessuno dei tre ha i conti chiari, ma è chiara la percezione che le cose non vanno come dovrebbero andare.
«Contabilità all’italiana» disse ironicamente il possidente. «In qualunque modo fai i conti, quando ti rovinano tutto, non c’è mai guadagno.»
Il romanzo è stato pubblicato nel 1877, cioè centoquarant’anni fa.
Eravamo già famosi per il modo di tenere i conti.

22.
Ho acquistato un accendino al bar-tabacchi nel mezzanino della metro e questo è quello che mi sono ritrovato in mano:

Che abbia l’aria di un vecchio sporcaccione? E fosse così, devo davvero dolermene? Dati i tempi, non lo so.

23.
Socrate non scrisse mai una sola riga. Tutto quello che di lui sappiamo ci è stato tramandato dagli illustri testimoni del suo tempo. Chiunque pensi che Socrate sia il famoso autore di un famoso blog, ha tutte le buone ragioni per esserne deluso.

24.
Oggi al supermercato vedo una donna anziana che, malferma sulle gambe, l’occhio vacuo, si avvicina barcollando al banco delle pietanze pronte-cotte. Afferra un vassoietto, rompe il film di protezione e affonda la mano nel riso che si porta, avida, alla bocca.
«Cosa fa?» le chiedo stupito.
«Mangio» lei risponde tranquilla. E se ne va.

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Adamo non tradì Eva solo perchè non c’erano altre donne?

Partire da un titolo così per parlare di Tolstoi forse non è il modo migliore. Finora di Tolstoi avevo letto soltanto La morte di Ivan Il’ič ed ero affetto dal complesso di ignorare Anna Karenina e Guerra e Pace. L’altra sera, tirato un respiro profondo, mi sono tuffato dentro il primo dei due titoli, Anna Karenina, e già l’incipit si è rivelato godibile, intrigante: Tutte le famiglie felici sono simili fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo.

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Il seguito mi ha catturato, subito: Tutto era in scompiglio in casa Oblònskij. La moglie aveva saputo che il marito intratteneva una relazione con la governante francese che era stata in casa loro, e aveva dichiarato al marito di non poter più vivere nella stessa casa con lui. Questa situazione durava già da più di due giorni ed era avvertita in modo doloroso dai coniugi e da tutti i membri della famiglia, nonché dai domestici. Tutti i membri della famiglia e i domestici sentivano che la loro convivenza non aveva più senso e che persone riunite dal caso in una locanda qualsiasi erano più legate fra loro che non essi, familiari e domestici degli Oblònskij. La moglie non usciva dalle sue stanze; il marito non era in casa da più di due giorni. I bambini correvano abbandonati per la casa…
41uhemy92yl-_sx313_bo1204203200_Tolstoi rende mirabilmente tutti gli stati d’animo della moglie, ne rende ogni sfumatura e progressione: dal primo stupore al dolore, fondo lancinante – quindi alla coscienza di essersi data ai figli e alla famiglia interamente per anni e di avere riposto nell’amore e dedizione al marito lo scopo della propria vita. Segue la reazione, la rabbia e il disprezzo per quell’uomo e l’impulso di non vederlo mai più e di fuggire, andarsene. Ma ci sono i figli. E al loro pensiero il tormento della donna aumenta.
Combinazione, vedi il caso, la mattina seguente l’occhio mi è scivolato su un articolo: Viola Davis è tra le candidate agli Oscar come attrice non protagonista per la sua interpretazione in Fences (Barriere)…   E l’attrice nell’intervista asserisce circa il suo ruolo nei panni di una certa Rose: … questo non significa che Rose perdoni il tradimento del marito. È troppo doloroso, porta fuori tutta la rabbia di essersi spenta nel matrimonio, al di là dell’amore per la famiglia. Inoltre, forse non si aspettava assolutamente una cosa del genere e questo spiega perchè tante donne abbiano sentito e fatta propria la mia Rose.
Tra il romanzo di Tolstoi e questo film è trascorso circa un secolo e mezzo e viene da concludere che se tutto ci sembra cambiato, tutto in realtà è uguale sotto il sole. Che se invece piove, la pioggia lo stesso non smette di bagnare.

Nota: sono solo agli inizi – con Anna Karenina che, al colmo del dramma in casa Oblònskij, entra in scena a dare avvio alla sua di storia. Ma, al procedere della lettura, già prevedo allettanti motivi per tornare a parlare di questo gran libro che di datato ha solo i vestiti e i riti sociali ma non il cuore.

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Le Note del Gufo, 2

2-untitledIl giudice parlò duramente: «Limitatevi a rispondere alle domande che vi sono rivolte. L’ultima parte di questa risposta non deve essere messa a verbale».
Eleonora pensò: “Strano, quando qualcuno dice quello che è vero, non lo scrivono”. E provò il desiderio di ridere istericamente.
[Agata Christie, “La parola alla difesa”, Omnibus Gialli Mondadori 1969]

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Le Note del Gufo, 1

A proposito di BIO.
Il grande Socrate si è suicidato con la cicuta apposta?… in quanto naturale e quindi priva di effetti collaterali???

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Buongiorno, tristezza

Di solito, capita di smettere un libro perchè non “prende” abbastanza. Ora 9788845911743_0_0_1808_80mi capita di abbandonare un libro – oso dire, mio malgrado – perchè, al contrario, mi “prende” troppo.
È Perturbamento di Thomas Bernhart, anno di uscita: 1967.
Lo scenario è l’Austria del secondo Novecento, un paese sperduto prigioniero delle montagne in cui è racchiuso. Gente povera e primitiva, dove la natura è nemica e con la quale è lotta quotidiana di sopravvivenza. Altro che idilli New Age.  La narrazione si apre con la chiamata d’urgenza del medico del paesino. La donna proprietaria dell’osteria è stata assalita e colpita nella notte, preda di avventori dalla ragione persa a forza di ingurgitare vino. Nemmeno con finalità di stupro, ma puro sfogo di violenza. A raccontare, è il figlio del medico, io narrante, all’epoca studente universitario.
L’autore, nel dare conto delle sequenze successive, sviluppa le figure dei proprietari dell’osteria (la donna colpita e il marito), il contesto sociale e soprattutto rende magnificamente il nodo dei rapporti tra il medico, in quanto padre, e i figli (l’io narrante e la sorella).
Non c’è aspetto sociale che non venga considerato: come le donne sono considerate e trattate o come i medici di quell’area  siano dediti ai propri fatti personali più che ai pazienti.
Il medico è vedovo, accudisce ai figli nei limiti di tempo concessi dall’esercizio della professione, cioè esigui, nonostante si preoccupi della migliore formazione dei due ragazzi.
In questo quadro, il padre porta il ragazzo con sè perchè prenda coscienza della realtà, anzi delle realtà della vita: malattie, senescenza, indigenza, sofferenze fisiche e morali. Il padre vorrebbe evitare tutto questo al figlio, ma sente nel contempo il dovere di dargli una corretta visione di quella che è la condizione umana.
Dei pazienti, che il medico visita col figlio, l’autore dà anche un ritratto, ne riferisce trascorsi e famiglia. Nel frattempo, inserisce anche incisi eloquenti sulla solitudine e incomunicabilità tra i tre componenti la famiglia, e sulla sofferenza che ne deriva.
Il guaio è – non temo di sembrare paradossale – che è troppo un bel libro, scritto bene. Tutto è narrato senza enfasi, senza ricerche astruse di stili letterari e pose, ma semplicemente, pacatamente, da permeare mano a mano il lettore, che si ritrova a convivere e nel contempo, a ritrovare continui riferimenti alla propria realtà per quanto così apparentemente distante. È una narrazione ragionata con considerazioni esistenziali ahimè inoppugnabili.
Torno alla lettura di un qualche giallo. Previo passaggio, perchè no?, da Woody Allen.

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