Da «IL CASTELLO DELLA VERITA’», Guido Sperandio, romanzo

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Riprese il vecchio: «I Visconti erano nobilastri di campagna, e approfittarono delle questioni tra nobili, mercanti, artigiani e salariati per imporsi».
«Succede così anche da noi in montagna ─ disse il ragazzino ─. I polli si beccano tra loro e la volpe se li mangia.»
«I Visconti, nel giro di qualche generazione, diventano unici Signori della città. Altre ne conquistano nel frattempo fino a creare un vero e proprio Stato. Subentra Bernabò che lo eredita insieme ai fratelli, Matteo e Galeazzo II.»
«Bernabò, però, diventò Signore senza uccidere nessuno» disse Erberto.
«Mah! Matteo morì poco dopo di una strana febbricina e la madre accusò i figli, Bernabò e Galeazzo II, di avere avvelenato il fratello.»
«Addirittura?»
«Non ti deve meravigliare. Capita ogni giorno in ogni città o Stato, questi sono i tempi, principino.»

Continuò il vecchio: «I due fratelli si divisero lo Stato e Milano. E qui Bernabò stabilisce la sua corte. Mentre Galeazzo II, insediatosi a Pavia, presidierà la propria fetta di Milano costruendovi un Castello…»
«È il Castello dove stiamo andando?»
«Infatti.»
«I due fratelli si saranno combattuti» disse Erberto, visto il clima generale, dove tutti erano contro tutti, e il veleno nella minestra era usato più del sale.
«Bernabò si buttò a scatenare guerre, Galeazzo II a combinare matrimoni.»
«Matrimoni?»
«È la regola da sempre dei potenti: quando il sangue non lo si fa scorrere sui campi di battaglia, lo si mischia.»

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6 risposte a Da «IL CASTELLO DELLA VERITA’», Guido Sperandio, romanzo

  1. HO appena finito di leggere “I pilastri della terra” di Kenn Follet… questo breve dialogo rappresenta perfettamente anche la trama di quel libro… mi sa che è proprio così che va… anche oggi, seppur con risvolti meno cruenti. I giochi di potere sono sempre gli stessi, anche se nella forma si adeguano ai tempi, nella sostanza rimangono gli stessi. Anche se si tratta di romanzi, mi vien da pensare che i potenti non si evolvono mai, o che il potere non permette di evolversi… in termini umani, intendo. Uccidere per potere e mischiare il sangue solo per questioni sempre legate al potere, non mi sembra un granché.

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    • Guido Sperandio ha detto:

      Ci siamo, hai beccato il nocciolo. Scrivi :«Anche oggi, seppur con risvolti meno cruenti. I giochi di potere sono sempre gli stessi, anche se nella forma si adeguano ai tempi, nella sostanza rimangono gli stessi. Anche se si tratta di romanzi, mi vien da pensare che i potenti non si evolvono mai, o che il potere non permette di evolversi…»
      Mi diverte: «il potere non permette di evolversi», è una massima, un bel titolo da libro o film.
      Piuttosto, « i risvolti meno cruenti» è grazie al miracolo nostro, qui, europeo, di decenni di pace mai vista nella Storia perchè se andiamo appena fuori vedi i vari Putin, Erdogan per non dire Assad, e solo per fare qualche nome, non badano a omicidi sempre per quel stramaledetto potere.

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      • MI chiedo se davvero il periodo relativamente lungo di pace in cui abbiamo la fortuna di vivere sia davvero esente da intrighi e morti cruente… forse nelle stanze del potere accadono cose terribili che non si sanno e avvengono fatti altrettanto orribili e sanguinosi che però nessuno racconta… anche ora, nella civile e pacifica Europa… chissà…

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        • Guido Sperandio ha detto:

          Senz’altro avvengono.
          I primi che mi vengono in mente, e la prima memoria si sa che è sempre carente, si riferiscono alla cronaca italiana. Chiaramente essendo più a portata di mano e decrittabile. Ci fu un certo giornalista campano assassinato, mi pare si chiamasse Pecorelli, e dietro c’era la mano intuibile di un eminente politico che non gradiva rivelazioni, e se vuoi metti anche il maggiore Dalla Chiesa, e poi Sindona-Calvi-Ambrosoli, per non parlare di una lunga lista di intrecci mafia-esponenti dello Stato, l’una che dava la mano agli altri e viceversa. Non escluderei nemmeno il caso Orlandi. Devo dire però che malgrado tutto non sono stragi al pari di guerre vedi Siria, Yemen , o guerriglie croniche vedi Tijuana e il Messico ecc. ecc..
          In realtà, bene o male e – per il momento almeno – qualcosa finisce sempre col trapelare. La mia preoccupazione è che il futuro non continui ad essere generoso com’è stato bene o male e sebbene inficiato, il nostro passato. (Spero proprio di essere soltanto un pessimista di natura)

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          • Io sono sempre ottimista sul futuro, fino a prova contraria… ;). Credo che la fame di potere riveli il peggio che l’animo umano possa produrre. Ed il peggio va guardato in faccia, per riconoscerlo quando si presenta, quindi i romanzi di questo tipo, specie quelli storici e fondati su documentazione reale, sono uno strumento utile e anche piacevole per capire un po’ quali potrebbero essere state in passato le dinamiche di potere…

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  2. …però appassiona, non c’è niente da fare…

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