Da «BETH E ARAAR, FIABA D’ORIENTE», Guido Sperandio, romanzo, e-Book

Araar non staccava gli occhi da Alkabir. Il gigante si erigeva imponente sul formicaio di persone indaffarate. Dirigeva il traffico. Impartiva ordini. La sua voce risuonava potente. Tanto potente che, a ogni parola, gli vibravano i peli della barbaccia folta e scura, e incolta, che gli scendeva fino a sommergergli il petto. Dal lobo dell’orecchio sinistro di Alkabir pendeva un vistoso anello d’oro. Spiccava sotto il turbante. Brillava nella penombra della notte. Ma ad attrarre Araar era la pesante e potente scimitarra che il gigante portava al proprio fianco. “Chissà quante teste ha mozzato” si ripeteva il ragazzino con un brivido. Eppure ammirato. Nel contempo. Subito dopo fantasticava: si vedeva al centro di scontri e di duelli dove lui, Araar, mulinava la potente spada. La sua eccitazione toccò il colmo quando Alkabir, improvvisamente, abbassò gli occhi. Incrociò lo sguardo del ragazzino e tuonò: «Ehi, tu! Di chi sei figlio? Ce l’hai un padre?».

*

«Sei dunque il padre del moccioso?» disse Alkabir all’uomo.
«Già. Così ha voluto il Nostro Grande Signore Creatore di ogni cosa» l’altro rispose.
«Tuo figlio è sveglio… È un grillo.»
Il padre di Araar contraccambiò con un leggero inchino, compiaciuto. Seguì un lungo silenzio.
I due stavano seduti di fronte, dentro la casupola. La madre di Araar, accovacciata in un angolo, ascoltava avvolta nel suo manto nero: le scendeva dal capo ai piedi, nascondendole il viso, mentre il ragazzino le si premeva contro. Parlavano di lui.

*

Il padre aveva onorato l’ospite: si era affrettato ad offrirgli dell’arakdell’acquavite di succo di canne da lui stesso distillata e aromatizzata. E adesso i due uomini la attingevano dalle loro ciotole di coccio. Se la portavano alle labbra. Lentamente. Assaporavano. Soppesavano ogni sorso. In silenzio. Passò tempo prima che Alkabir riprendesse la parola.
«Mi serve un tipo lesto» disse.
Fece seguire una lunga pausa. Continuò: «Tuo figlio potrebbe servirmi per accudire i cammelli».
Altra lunga pausa.
«Sono disposto a comperartelo ─ concluse Alkabir ─. Quanti denari può costarmi?».
Il padre di Araar non rispose.

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