Da «COME ERAVAMO, c’era una volta la Pubblicità», Guido Sperandio, e-Book

(……..)

Poi la copy, com’era arrivata, tornò a Londra. Tante idee, nessuna stampata.
Fui invitato a casa della copy alla festicciola di commiato.
Era libera, non s’era fatta il fidanzato latino, e avesse avuto qualche secolo di meno le avrei chiesto l’indirizzo per seguirla e amarla, a Londra.
Invece, baci e abbracci, noccioline e bollicine.
Evaporate.
E tornai a girare i bar da via Durini a piazza del Duomo fino alla Scala e largo Augusto. E poi ancora a contare i mozziconi sparsi sul parquet passati in fumo per passare il tempo.
Unica variante: un bel momento, al posto della donna inglese, occhi celesti di cielo senza nuvola, mi approdò in stanza un ligure nero, scuro, scherzi del Mediterraneo.
Poteva essere un saraceno uscito buio dalla pancia di una galea.
Il ligure era fuori di testa, continuava a dire belin senza motivo e a sorridere serafico, rassegnato, come gli ergastolani rei confessi di avere assassinato la famiglia, e a cui non gliene frega niente più di niente.
Fino al giorno in cui stufo di sentirlo dire belin e di vederlo sorridere ai fantasmi che s’era portato da Genova e che era solo lui a vedere, perché a me dei suoi fantasmi non fregava niente – arrivai a una considerazione fondamentale: se non ce l’aveva fatta la copy candida che pure aveva giocato praticamente in casa (possedeva della «Corporation» l’idioma, look e passaporto), io, Bruno Mario, potevo starmene lì anche cent’anni. I mozziconi a forza di contarli, un giorno avrei finito col mangiarmeli.
Cessai di invidiare Silvio Pellico che almeno aveva in cella un ragno con cui parlare e non un ligure pazzo, e mi ricordai che fuori c’era il boom, e che non doveva essere difficile trovarsi un altro posto.

I discorsi fuori tra colleghi erano: «Sai il tale? sta per andare alla Young».
«Chi te l’ha detto?»
«Lo so (aria di mistero), indovina quanto gli danno?» seguiva cifra, esagerata, e il commento: «Ma nooo!».
Ci si lasciava verdi, ciascuno facendo tra sé i propri conti: se a quello là così tanto, a me allora? Quanto mi spetta?

 Ero ormai abile a vendermi e a piroettare parole come un pagliaccio le sette palle al circo. Trovai.

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4 risposte a Da «COME ERAVAMO, c’era una volta la Pubblicità», Guido Sperandio, e-Book

  1. richardchance84 ha detto:

    Pare una lettura accattivante !

    Liked by 1 persona

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