Da «il giallo del QUADERNO GIALLO», Guido Sperandio, romanzo, su carta ed ebook

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Era un qualsiasi pomeriggio di un qualsiasi giorno, Matteo stava solo in casa con la sorella maggiore Arianna ed era nella sua cameretta a fare i compiti. Suonò il campanello alla porta, Matteo corse ad aprire e, inaspettato, si trovò davanti nonno Pietro.
«Ho una sorpresa, tutta per te» esplose nonno Pietro irrompendo nell’appartamento.

Sfrecciò davanti alla stanza di Arianna, le lanciò un saluto, proseguì e si insediò nella cameretta di Matteo, che lo seguiva stupito domandandosi cosa stesse accadendo.
Nonno Pietro, senza neanche togliersi il cappotto, sbandierò una busta.

«Mi è capitato sotto gli occhi proprio stamattina – disse indicando il contenuto della busta –. Era in una botteguccia fuori dal mondo e l’ho subito acquistato… Chicche del genere non se ne trovano più in giro al giorno d’oggi…»

Matteo si domandò cosa potesse essere mai l’oggetto misterioso. Era incuriosito e seguiva con lo sguardo le mosse concitate del nonno. E questi, con le attenzioni che si riservano a un tesoro, estrasse dalla busta un quaderno.

*

Era un quaderno dalla copertina gialla. Di un giallo intenso come il colore dello zabaione o dello zafferano, o del grano maturo a giugno, o del sole.

O dell’oro.

Brillava uguale, e per Matteo il quaderno acquistò subito lo stesso identico valore.

Nonno Pietro senza proferire parola lo allungò al ragazzo con un gesto solenne, quasi si trattasse di una corona regale o dello scettro prodigioso di un mago, e quello fosse un rito: la cerimonia di una investitura.

Matteo esitava. Intimidito dalla straordinarietà del momento. Ma infine prese coraggio e afferrò il dono.

Un quaderno così giallo, di quel giallo, ancora non gli era capitato di vederne e tanto meno di averne.

«UAAUUU!» esploseMatteo.

Si sentì promosso re, e mago.

*

«Trasformerà ogni tua semplice parola in storia splendida e sarà il tuo portafortuna – il nonno disse indicando il quaderno nelle mani di Matteo –. Ti seguirà inseparabile compagno, confidente e amico. Con lui accanto potrai essere colpito ma mai scalfito. E sarà lo specchio in cui rifletterai i tuoi pensieri, la tua forza e le tue debolezze. Perché tu possa prenderne coscienza e migliorare. Sempre.»

Nonno Pietro iniziò a passeggiare avanti e indietro e continuò: «Alla tua età, anch’io possedevo un quaderno come il tuo. Con la copertina dello stesso giallo radioso, magico e brillante . E per questo ci tenevo che anche tu ne avessi uno. Tu, per me, sei la persona al mondo a cui voglio più bene. La più cara. Sei il mio sangue, tutto il mio passato, presente e futuro. Sei la mia vita.

«Nel mio quaderno raccoglievo i miei pensieri. E le mie storie. E quel quaderno mi ha accompagnato per la vita. Come un angelo custode. Anche dopo, ormai cresciuto. Scoppiata la guerra, mi mandarono al fronte, in prima linea. E, se adesso sono vivo, è proprio grazie a quel quaderno.»

Nonno Pietro tacque, prese fiato e scandì: «Mi ha sal-va-to la vi-ta».

«Salvato la vita? E come?» Matteo sbarrò gli occhi.

«Eravamo in Russia, quaranta gradi sotto zero. La nostra compagnia era stata accerchiata dai cosacchi e non avevamo più scorte. Né viveri né niente da scaldarci. Non c’era altra via di scampo se non attaccare alla disperata e rompere l’assedio. Era questione di vita o di morte. Prendere o lasciare.»

«E poi?» disse Matteo, impressionato.

«Il capitano, brava persona, magnifico eroe, coraggioso, un cuore grande… Ma che dico? Aveva un cuore generoso infinito…».

«Sì, ma poi cos’è successo?» Matteo, sulle spine.

«Il capitano ordinò la carica: “Avanti, mostriamo di che tempra siamo!”. E io mi buttai. Ma non arrivai a fare un passo. Una pallottola mi stese.»

«Ohhh! Eri tutto coperto di sangue. Chissà che male avevi.»

«Macché. Tenevo il quaderno in una tasca proprio sopra al cuore, dove la dannata pallottola mi aveva centrato. Roba da frantumarlo. Invece…»

«Invece?»

«Lo spessore del quaderno attutì l’effetto. Lo ha neutralizzato…. Annullato! Ero piombato a terra unicamente per il contraccolpo.»

*

Non era vero. Non era mai accaduto niente di quello che nonno Pietro aveva riferito. Non erano mai corse pallottole nella sua intera vita. Neanche l’ombra di un mortaretto, se si vuole essere pignoli. E tanto meno lui era stato in Russia, al fronte o in guerra.

La verità, l’unica vera: nonno Pietro era uno spaventoso spericolato creatore di storie. E non per specularci o guadagnarci. Né per prendersi gioco di alcuno. Semplicemente perché… Boh, e chi lo sa?

Era così.

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