Da «IO, FALCO ARTURO – Volo, volo, volo, volo!», Guido Sperandio, e-book

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Venerdì sera

– Arturo, adesso basta, va a letto – mi ordina mia madre.

– No, voglio vedere la televisione – protesto.

– Domani è sabato e dobbiamo alzarci tutti presto, c’è la spesa per la settimana da fare, e un sacco di altre cose. E tu devi anche andare a scuola. Su, si vede che sei stanco – interviene mio padre.

– Ma domani non dovevamo andare al mare coi nonni? – io.

– Basta, vatti a lavare i denti e mettiti il pigiama, che poi veniamo a darti il bacetto della buonanotte – mia madre incalza.

– No, no e poi no! – esplodo.

– E’ inutile che tu insista. Alla televisione a quest’ora non ci sono programmi per bambini – mio padre ha alzato il tono della voce.

– Lasciami qui ancora  per dieci minuti – insisto.

Mio padre mi afferra deciso per un braccio, io frigno e mi agito. Ma lui non cede. E qualche minuto dopo, sono dentro al mio pigiama, sotto le lenzuola.

Mi concedono solo di tenere la luce della stanza, accesa. Ma per poco. Mia madre, venuta per darmi il bacetto, me la spegne.

Stento a prendere sonno. Di solito mi addormento appena tocco il letto. Ma questa sera non riesco. Volevo proprio restare alzato, è venerdì sera, la vigilia del week end, e mi sento eccitato.

Almeno per una sera, questa sera, avrei voluto essere libero come i grandi.  E invece non me lo permettono con la scusa che sono ancora piccolo.

Loro dicono che sono insopportabile, ma non saranno invece loro ad essere insopportabili, i miei genitori, i grandi, tutti, a cominciare dalla mia maestra?

 *

Mio padre, a dire la verità, nella mia lista nera viene per ultimo.

Lui è  sempre fuori a lavorare e la sera, quando torna a casa, è stanco. E anche allora parla di lavoro. Se mi sgrida, è solo perchè il tono dei miei strilli passa il limite, lui dice.

Oltretutto mio padre non mi soffoca come mia madre o la mia maestra,  con i: “Fa’ così, non fare colà”.

Penso a tutto questo, questa sera di questo venerdì sera, al buio, accucciato nel mio letto. Mentre sento le auto fuori in strada correre a portare la gente a divertirsi.

In casa, c’è silenzio. Non sento più nessun rumore. Segno che anche papà e mamma si sono coricati.

 *

Non so quanto tempo sia passato, sono sempre sveglio, sarà senz’altro  notte fonda. Mi alzo e mi affaccio alla finestra. Tra le fessure delle tapparelle intravedo una luna molto grande.

Lascio la finestra e sgattaiolo in sala. La porta della stanza di mio padre e mia madre è chiusa. Accendo il televisore, loro sono sicuramente addormentati e non possono sentire.

L’avevo detto che volevo vedere la televisione, sì o no?

Lo schermo si illumina di azzurro, sempre più azzurro, sembra quasi uscire dal televisore. Si allarga, viene verso di me e anch’io gli vado incontro.

L’azzurro ora è immenso, stendo le braccia.

Ne respiro l’aria.

Leggero, sempre più leggero, mi lascio andare, socchiudo gli occhi.

Mai provata un’emozione simile.

Sto volando.

Voloooo!

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