Da «1 MILIONE D’EURO – Estate calda, soldi che scottano per Salvatore e amici», Guido Sperandio

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Notte
L’auto era potente, di grossa cilindrata ma l’uomo alla guida sembrava non tenerne conto. Procedeva svogliato. L’andatura rilassata.
Delle due mani, ne impiegava una soltanto per tenere il volante. D’altronde, la strada non impegnava. Correva piana. Senza curve. Né circolava anima viva.
Era l’ora in cui la città dorme il suo grande sonno.
Pasquale Garsìa, l’uomo al volante, torna a casa. È stanco. Sul punto di abbandonarsi a uno sbadiglio… Lo riscuote un fascio di luce.
La luce saetta nell’oscurità. È una torcia elettrica. Sulla strada. Più avanti.
Lo zig-zagare luminoso rivela la scritta «CARABINIERI» sul fianco di un’Alfa posta di traverso. L’Alfa sbarra la strada.
È l’ultima cosa al mondo che Pasquale Garsìa si aspetta.
Pasquale Garsìa impreca: «Un posto di blocco! Proprio adesso. Solo questo ci mancava!».
Afferra una valigetta appoggiata sul sedile al suo fianco. Abbassa il finestrino. La lancia fuori, il più possibile lontano.
La valigetta vola.
Sparisce ingoiata dalla notte.
Pasquale Garsìa respira fondo. Cerca di dominarsi, stare calmo. Raggiunge il posto di blocco. Si arresta all’ALT imposto dalla paletta di un carabiniere.
Pasquale Garsìa è un pregiudicato: verrà tradotto per un controllo al Comando.

Qualche ora dopo, è ormai mattina
Avevano la stessa età, più o meno.
Erano tre ragazzini.
Nicola, Ben e Salvatore.
Le scuole erano finite, ma i loro genitori lavoravano. Fino ad agosto non andavano in ferie.
Per i tre, mare e vacanze erano lontani. E per qualcuno di loro, forse, neanche ci sarebbero mai stati. Così nel frattempo, ogni mattina, si trovavano sotto-casa a inventarsi la giornata.
Anche quella mattina…
«Guardate qui cos’ho» Ben disse.
Estrasse un animaletto di plastica dall’aspetto ributtante. E lo agitò sotto il naso di Nicola, che si ritrasse e gridò: «E piantala!».
Salvatore sbuffò: «Puah! Mi sembra di essere all’asilo insieme a dei poppanti».
Accompagnò le parole con una smorfia di disgusto. L’aria del duro, che certi giochetti li disdegna.

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