Gallery, la mia Città

Per esprimere il mio attaccamento alla mia città, ho preferito evitare parole che sarebbero risultate inevitabilmente stereotipate e stantie e alla fin fine anche banali. Sono ricorso a delle immagini sebbene conscio che se i miei sentimenti erano grandi, non lo erano altrettanto le mie nozioni digitali.

Dovendo proprio tradurre in parole non potrei che sintetizzare con un modesto «Milano era la sua città, e lo sarebbe sempre stata», con ciò, peraltro, plagiando il grande Woody Allen.
Incipit di «Manhattan»: «Capitolo primo. “Adorava New York. La idolatrava smisuratamente…”. No, è meglio “la mitizzava smisuratamente”, ecco. “Per lui, in qualunque stagione, questa era ancora una città che esisteva in bianco e nero e pulsava dei grandi motivi di George Gershwin…”. Ah, no, fammi cominciare da capo… Capitolo primo. “Era troppo romantico riguardo a Manhattan, come lo era riguardo a tutto il resto: trovava vigore nel febbrile andirivieni della folla e del traffico. Per lui New York significava belle donne, tipi in gamba che apparivano rotti a qualsiasi navigazione…”. Eh no, stantio, roba stantia, di gusto… insomma, dai, impegnati un po’ di più… da capo. Capitolo primo. “Adorava New York. Per lui era una metafora della decadenza della cultura contemporanea: la stessa carenza di integrità individuale che porta tanta gente a cercare facili strade stava rapidamente trasformando la città dei suoi sogni in una…”. Non sarà troppo predicatorio? Insomma, guardiamoci in faccia: io questo libro lo devo vendere. Capitolo primo. “Adorava New York, anche se per lui era una metafora della decadenza della cultura contemporanea. Com’era difficile esistere, in una società desensibilizzata dalla droga, dalla musica a tutto volume, televisione, crimine, immondizia…”. Troppo arrabbiato. Non devo essere arrabbiato. Capitolo primo. “Era duro e romantico come la città che amava. Dietro i suoi occhiali dalla montatura nera, acquattata ma pronta al balzo, la potenza sessuale di una tigre…”. No, aspetta, ci sono: “New York era la sua città, e lo sarebbe sempre stata…”.»

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30 risposte a Gallery, la mia Città

  1. Paola C. ha detto:

    Una bellissima ode digitale alla tua Milano Guido! 🙂 ❤

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  2. Giorgiana ha detto:

    Bellissimo! Colgo l’occasione per salutarti e abbracciarti. 😊

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  3. giomag59 ha detto:

    Scopro Milano a pezzetti, a poco a poco… dispiacendomi di non averla conosciuta prima, quella dei racconti di mia moglie che aveva uno zio ferroviere a Porta Ticinese. A me mette ancora soggezione, dopo più di trent’anni che ci lavoro…

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    • Guido Sperandio ha detto:

      Ma essendoci nato e cresciuto, la vivo e mi ci muovo come un pesce nell’acqua, però, ipotizzo, che lavorarci, sia ogni volta come entrare in un ambiente estraneo e quindi comportarsi inavvertitamente con distacco. Di certo, “la mia Milano” è consolidata da ricordi, ricordi non di una stagione, ma di un’intera vita. L’ho vissuta e percorsa a vario titolo, tutta, tutta la Milano all’interno degli anelli e circonvallazioni, A piedi, in bicicletta e con i mezzi, o in auto… quando ancora non c’erano i vari divieti.
      Su quello che la città sta diventando e che sarà, non azzardo sentimenti. Si stanno pianificando epocali cambiamenti a seguito dell’enorme dismesso (ex-fabbriche e stazioni un tempo periferiche) nel contempo l’intensa immigrazione veramente multi-etnica e planetaria senza eccezioni, sta assorbendo proprio quei quartieri, a cui immagino, si riferivano i racconti dello zio ferroviere. Tutto sommato, almeno per il momento, sono ottimista. Pur avendo i difetti nazionali (siamo pur sempre italiani e governati da quel che sappiamo) – ritengo le componenti locali (vedi gli ultimi sindaci, ad esempio – i trasporti pubblici e l’AMSA) di buon livello.

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  4. Pendolante ha detto:

    Davvero un bell’omaggio. Amare la propria città è un privilegio

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  5. Neda ha detto:

    Sono stata spesso a Milano negli anni 70 del secolo scorso. Ora ci vive e ci lavora mia figlia che adora la tua città. Per me, invece, campagnola e abituata a città su misura per la mia bassa statura, Milano ha sempre fatto un po’ paura, come Francoforte o Parigi, Roma o Napoli. Mi ero comperata un libro, all’epoca delle mia visitazioni: “Milano in punta di piedi” di Carlo Silva, edito da Bietti, nel 79, sempre del secolo scorso. Libro ironico e divertente su quella Milano che, allora, era da “bere”.
    Avevo anche un’amica lì, in quegli anni, milanese purosangue, che non riusciva a capire la mia ritrosia a buttarmi in quella Milano che lei adorava e non è mai riuscita a capire come io potessi stare bene in un piccolo paese “da nulla” in questa bassa in cui l’orizzonte senza non finire mai e i silenzi, a volte, sono avvolgenti come le nebbie d’inizio inverno.
    Buona giornata Guido.

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  6. maratrufelli ha detto:

    ricordo di Milano, giustamente il Duomo, la Stazione…, la Galleria.., la Scala.., il Pirellone. ..e la Pietà…si, in un’altra vita sono stata a Milano e mi aveva molto colpito. Ora credo sia cambiata, e anche io,…ciao caro Guido..^___^

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    • Guido Sperandio ha detto:

      Tutto cambia e mai così rapidamente come di questi tempi. E cambiamo anche noi, sì. Pur restando in fin dei conti, gli stessi.
      In un’altra vita, dici 🙂 Capita anche a me di avere questa tua sensazione. SIGH! (Sta per lungo profondo accorato sospiro…)
      Un salutone e affettuoso a presto!

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  7. L'Irriverente ha detto:

    Il testo è di Woody Allen, l’ode per immagini ricorda Wharol… ma alla fine, credo che il modo migliore per descrivere Milano sia alla vecchia maniera: “Milan l’è on gran Milan”. (Si noti l’articolo maschile, poiché così erano sentiti un tempo i nomi delle città, come si scopre rileggendo anche “I Promessi Sposi”. Fine della nota linguistica). Quanto alle trasformazioni della città, io mi sento molto meno ottimista: nonostante tutto questo gran lavorare, riqualificare, costruire, una giunta dopo l’altra, tutto mi sembra come se il capitano del ‘Titanic’, durante quella fatidica notte, mentre il mare invadeva il salone di prima classe, avesse detto: “Però, a quella parete, vedrei bene un Monet”… Ma forse è il vuoto cosmico del salone del mobile che mi mette di cattivo umore…

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    • Guido Sperandio ha detto:

      Mi piace l’idea che tu abbia colto il riferimento a Andy Warhol, perchè – appunto – da me deliberatamente voluto. Poi, la citazione di Woody Allen… Mi divertiva troppo tutto il lavorio (che mi è ben noto) di trovare un degno incipit! e che finisce poi in una frase tanto semplice da essere ovvia se non da rasentare il banale. Ed efficace proprio in quanto tale!
      Il tuo pessimismo… he! qui entriamo nel soggettivo. E mi ritraggo.
      Ho riso, simpatico il parallelo al Titanic culminante nel quadro di Monet. Resta il tuo posizionamento nei confronti della città che si trasforma. Probabilmente è la diffidenza che il nuovo ispira di regola, da tempo confesso agli amici il mio straniamento (esempio, la nuova dirompente City Life) davanti a scorci e paesaggi spariti ma da me acquisiti e “miei” da anni. Però, e questo è il bello di Milano, ho la scelta di ritrovare quartieri e angoli intatti come li avevo vissuti e ancora posso vivere. Milano è multiforme e multietnica, dà la possibilità di integrarsi a chi ha la buona volontà di volerlo fare, e anche adesso il Salone… beh, dont worry, passerà e il “vuoto cosmico” (ne sono convinto) sarà colmato se già non lo è, dall’humus che ha permesso a Milano di avere una storia tutta sua e irripetibile a sud delle Alpi. Piuttosto, il vero neo di Milano?
      Essere in Italia con “Roma Capitale”.
      PS: con questo, non sono un separatista, eh!… per niente, anzi… guardo al Nord e credo che non ci possa essere un futuro se non in Europa.

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      • L'Irriverente ha detto:

        Sull’Europa ho ben poco da dire: è già abbondantemente sepolta e condannata dalla Storia. Il vero neo di Milano è avere paura di conservare un’identità sua, e adeguarsi passivamente a un’idea fittizia di moderno; ma, come disse Oscar Wilde: “Solo ciò che è moderno può essere sorpassato”.

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        • Guido Sperandio ha detto:

          < L'Europa… Se settant'anni senza guerre, sensazionale eccezione sul Pianeta e se essere approdo ambito da Sud e da Est di centinaia di migliaia di persone è essere seppelliti dalla Storia, ben venga l'essere sepolti!!!!
          < Milano è pur sempre in Italia e non può che subire le numerose tare, vizi storici e pastoie del Paese, il quale a sua volta avrebbe tutti i numeri per essere quello che non è, ma che invece – ahimè! – lo è.

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          • L'Irriverente ha detto:

            Quel che non digerisco è l’autorazzismo. L’Unione Europea, associazione per delinquere finalizzata alla distruzione dei diritti economici e sociali ottenuti negli anni Settanta dai lavoratori, esiste dal 1993, quindi non ha garantito settant’anni di pace. Vorrei anzi ricordare che nel 1994 l’Unione ebbe un ruolo ben poco pacifico nel conflitto serbo-bosniaco, e l’Italia partecipò come suo membro ai bombardamenti, violando l’articolo 11 della Costituzione – presiedeva il Consiglio D’Alema, e il suo vice era Mattarella. Quale pace? Dove? In casa nostra non c’era la guerra, è vero, ma questo solo grazie al fatto che gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica avevano entrambe la bomba atomica e una giustificatissima paura di usarla. Altro che Europa. I più grandi europeisti di tutti i tempi erano Hitler e Mussolini: la volevano per sé, ma che differenza fa? Siamo comunque sotto la Germania.

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            • Guido Sperandio ha detto:

              Dal 1993?????????????
              Nel 1949 dieci paesi europei si unirono per fondare il Consiglio d’Europa e si impegnarono a perseguire obiettivi comuni a livello europeo….
              In ogni caso, come mai milioni di pazzi da decenni fanno di tutto per venire dall’Est e dal Medio Oriente e dall’Africa in Europa?
              Ok, ti seguo: facciamo guerra dunque alla Germania, ma ti avviso con è con la mafia e il Vaticano che si vincono le guerre. Ciao, sei riuscito a farmi delirare. Complimenti.

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              • L'Irriverente ha detto:

                Piano, piano: nel 1993, col Trattato di Maastrict, quella che era una semplice Comunità Economica diventa una scellerata unione politica senza alcuna base su cui fondarsi. Lasciamo da parte il Consiglio d’Europa, che non è il Consiglio Europeo e non ha nulla a che fare con l’Unione – tant’è vero che, riportava l’Huffington Post un po’ di mesi fa, la Commissaria per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa ha potuto affermare, nell’indifferenza generale, che l’Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale, col trattamento riservato ai Greci, hanno violato i diritti umani. I dati sulla sanità e l’istruzione riportati da quel giornale fanno accapponare la pelle, ed è esattamente quel che succederebbe anche qui, se al momento non ci fosse al governo una maggioranza improbabile ma risultante almeno dal voto – ci stavamo disabituando… Finché gli Stati sono rimasti quello che erano e hanno semplicemente agito di concerto, c’è stata una possibilità di miglioramento; ma questa gigantesca impalcatura sovranazionale e antidemocratica porterà davvero a un disastro quale non ne ricordiamo. Io sono l’ultima persona al mondo che voglia una guerra, sopra tutto con un Paese, come la Germania, che è molto più debole di noi, per quanto tenti di nasconderlo. Saranno i Tedeschi, alla fine, a uscire dall’euro, tanto per dirne una: se ne stanno rendendo conto lentamente, ma hanno posto le basi del proprio tracollo finanziario. Se gli altri Paesi si lasciano abbagliare dalla propaganda, non so che dire, ma qui si va davvero verso il precipizio. Quello che temo ora è che, per liquidare l’intera baracca, trovino il modo di far pagare tutto a noi. Allora saranno davvero lacrime e sangue, ma che questa accozzaglia finanziaria internazionale votata alla guerra commerciale, prima o poi, finisca è una certezza matematica.

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  8. Guido Sperandio ha detto:

    Quel disastro che tu paventi a causa dell’Europa, lo stiamo alacremente anticipando noi, qui. Naturalmente poi chi l’ha provocato e lo sta provocando, dirà che è colpa della Germania, della Cina, di questo e di quell’altro.
    PS: il tuo commento bisognerebbe girarlo a Salvini e alle varie ONG affinchè lo diffondano nelle varie lingue e dialetti locali sull’intero continente africano e Medio Oriente: sarebbe un buon modo per frenare finalmente emorragie e flussi.

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  9. alessialia ha detto:

    il tuo animo di pubblicitario…
    sarà contenta Milano!

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  10. dia43 ha detto:

    Anch’io sono di Milano sai. Vignate

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