Vacanze e giri in barca

Un tempo, c’erano le letture per ragazzini e quelle specifiche per ragazzine. Faceva eccezione Jerome Klapka Jerome, comune ai due generi.
Sarà la nostalgia e così – stufo di letture profonde che difficilmente conducono se non a un mal di testa – sono andato a ripescare il vecchio buon Jerome.
Tra l’altro, non so fino a che punto sia valida la distinzione per cui un libro per ragazzi non possa piacere anche a un adulto. A maggior ragione nel caso di Jerome Klapka Jerome, scrittore dalla tenuta inossidabile se si considera che nonostante sia un autore dell’Ottocento è riuscito a mantenere la sua attualità sia per stile (scorrevole) che contenuti. Basti dire che l’editrice Rizzoli l’ha ripubblicato recentemente.
Il segreto di JKJ? raccontare esperienze quotidiane in cui ci si ritrova più o meno tutti, con un umorismo bonario, ma nel contempo acuto.
Esemplare, il suo Tre uomini in barca (per non parlar del cane), che già il titolo induce al sorriso.

     

Ricordo d’esser andato un giorno al British Museum a leggere il trattamento di un piccolo malanno del quale avevo qualche leggero attacco — credo che fosse la febbre del fieno. Mi feci dare il libro, e lessi tutto quello che dovevo leggere; e poi, in un momento d’oblio, voltai oziosamente le pagine e cominciai a studiare indolentemente le malattie in generale. Non ricordo più il primo morbo nel quale m’immersi — so che era un pauroso flagello devastatore — e prima che avessi dato un’occhiata a una metà della lista dei  «sintomi premonitori», ero già bell’e convinto di esserne affetto.
Rimasi per un po’ agghiacciato d’orrore; e poi, nell’incuranza della disperazione, mi misi a voltare le altre pagine. Arrivai al tifo — ne lessi i sintomi — scopersi d’averlo (dovevo averlo da mesi senza saperlo) — mi domandai che altro avessi; incontrai il ballo di San Vito — trovai, come m’aspettavo, d’avere anche quello, — cominciai a interessarmi al mio caso, e risoluto d’andare fino in fondo, cominciai per ordine alfabetico — lessi della malaria e appresi che ne ero affetto e che la fase acuta sarebbe cominciata fra una quindicina circa.
Mi consolai trovando che l’albuminuria l’avevo soltanto in forma attenuata, e che quindi, per quel che mi riguardava, sarei potuto vivere ancora anni e anni. Avevo il colera con gravi complicazioni; e sembra che con la difterite ci fossi nato. Percorsi faticosamente e coscienziosamente tutte quante le lettere dell’alfabeto, e potei concludere che l’unica malattia che non avessi era il ginocchio della lavandaia.
A questo sulle prime mi sentii un po’ offeso; mi sembrava che la cosa implicasse una specie di dispregio. Perchè non avevo il ginocchio della lavandaia? Perchè questa oltraggiosa distinzione? Dopo un poco, però, prevalsero dei sentimenti meno esclusivi.
Pensai che avevo tutte le malattie note in farmacologia, e divenni meno egoista, e risolsi di fare a meno del ginocchio della lavandaia.

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38 risposte a Vacanze e giri in barca

  1. 65luna ha detto:

    Grazie Guido, riesci sempre a farmi sorridere. Un abbraccio , virtuale, ma affettuoso! 65Luna

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  2. Neda ha detto:

    Sì, me lo hai fatto ricordare.
    Ho anche “Tre uomini a zonzo” e “After supper ghost stories”.
    Poiché sto vivendo il mio settantesimo anno di età e ho voglia di tornare un po’ bambina, mi sono riletta “La primula rossa” della baronessa Orczy e sto rileggendo “Le tour du monde en quatre-vingt jours” di Jules Verne tramite il Gutenberg-project. Rileggerò anche i libri di Louisa May Alcott, tanto quelli li ho ancora quasi tutti.
    Ciao Guido, ti auguro una buona serata.

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    • Guido Sperandio ha detto:

      Cara Neda, avevi una biblioteca di prim’ordine! Verne furoreggiava, è stato un profeta, un anticipatore di mondi poi esplosi nella letteratura di recente. Era una classico. Il giro del mondo in ottanta giorni, appunto – Ventimila leghe sotto i mari e altri . Piccole Donne, poi, per le bambine era un classico. Da me ignorato, neanche dirlo, però l’avevo inevitabilmente nell’orecchio, non c’era cartoleria di quart’ordine che non lo avesse esposto 🙂
      Buona serata anche a te!

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      • Neda ha detto:

        Ho una bibliotechina che supera i 3500 titoli, anche se molti libri per l’infanzia li ho regalati a una mia nipote che ha tre figli.
        Alcuni libri , però, me li sono tenuti, come il “Kon-Tiki” di Heyerdahl con le foto e le illustrazioni di Palmquist, oppure “Le favole” di Esopo che fu il primo libro che mi fu regalato quando ero bambina e fu su quello che imparai a leggere in età prescolare.
        Molti dei libri letti in orfanotrofio (avevano una biblioteca ben fornita) li cercai poi e me li comperai per poterli rileggere.
        Quelli di Verne li ho letti tutti, mi aiutavano ad “uscire” dalle mura dell’istituto, come quelli della Alcott che ricordavano il calore della famiglia.
        E i romanzi storici di Mika Waltari a cui, da grande, feci seguire quelli di Bruno Tacconi (infatti “La verità perduta” di Tacconi è una rivisitazione di “Sinuhe l’egiziano” di Waltari).
        Tra le biblioteche che ho frequentato nei vari luoghi in cui ho lavorato e i libri che mi sono comperata io, credo di aver letto un po’ più di 6000 libri, dalla saggistica, al fumetto, passando per la letteratura, classica e la poesia, alla giallistica. Leggo ancora molti, fra i 50 e i 70 libri l’anno, anzi, dovrei dire che ora “rileggo”, non posso più permettermi di acquistare molti libri, per cui rileggo quelli che ho in casa e poi c’è la biblioteca comunale a due passi.

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        • Guido Sperandio ha detto:

          Ho molto apprezzato il tuo commento, l’ho letto con molto interesse e non con la testa solamente. Hai messo di più delle solite parole, è un flash di diario, di vita, a cui mi inchino. È un inno alla vitalità. Non penso di esagerare, tanto più se penso a questi tempi di “stanca” generale.
          Hai citato dei titoli che mi riecheggiano ricordi, e a proposito della biblioteca comunale, è una risorsa!!! Qui a Milano, si può contare su un circuito che fa capo alla Sormani, biblioteca centrale che è istituzione storica di prim’ordine. E devo dire che il circuito funziona più che egregiamente ed è anche aggiornato abbastanza alle nuove uscite.
          Io ora viaggio a ebook, ho un reader Kobo, 90 euro, e dalla rete è possibile scaricare gratuitamente l’inimmaginabile, a cominciare da tutti i classici.

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          • Neda ha detto:

            Sai, da ragazzina sognavo di fare la bibliotecaria, come nell’ottocento, quella che leggeva tutti i libri prima di metterli sugli scaffali, che se ne stava tutto il giorno a spolverarli e a consigliare gli utenti, nel caso avessero chiesto qualcosa.
            Poi la vita mi ha portato altrove. Comunque sono stata “nonna di biblioteca” qui al paesello e alcuni insegnanti mi hanno invitato anche a leggere nelle classi delle scuole medie, anni fa, quando ero più giovane.
            Fra i miei regali dei compleanni ai ragazzi della nostra numerosa famiglia ci sono sempre stati dei libri, adatti a chi li avrebbe ricevuti. Per 5 anni sono stata presidente di una associazione di artisti e ho inserito nel gruppo anche un gruppo teatrale oltre che la valorizzazione di alcuni giovani scrittori della zona dei quali avevo letto ed apprezzato le opere.
            Credo che il leggere sia uno dei vizi migliori e che aiuti a mantenere giovane il cervello: c’è sempre da imparare leggendo, perché ogni cosa nuova che leggo mi porta ad approfondire e a colmare le curiosità e le lacune che so di avere.
            A proposito di libri, se vai a leggere il mio ultimo articolo nel blog, scoprirai uno scrittore, sconosciuto ai più, di un’altra epoca.
            A proposito di E-book mia figlia mi ha regalato un Fire (Kindle) ma preferisco ancora leggere il cartaceo. Con il computer consulto spesso il Gutenberg-project, soprattutto quando ho voglia di leggere in lingua originale qualche autore che amo, e c’è anche il sito AlbaLearning Audiolibros, con testi in lingua originale che si possono anche ascoltare così mi rinfresco la pronuncia delle lingue straniere che conosco.
            Ciao, ti auguro una buona giornata, qui si sta muovendo una leggera e gradevole brezzolina.

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  3. Paola C. ha detto:

    Uno dei miei libri preferiti! 🙂

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  4. lallade ha detto:

    Vacanze e libri. No vacanze, si libri tutto l’anno. Pure i tuoi. Troppo sintetica?

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  5. Delizioso Jerome. Io adoro i libri per ragazzi, con la scusa dell’inglese mi sono comprata tra l’altro la saga dei pipistrelli di Kenneth Oppel, ma ho cattive intenzioni, appena arrivano un po’ di soldi, di ordinarne un bel po’. Ho adorato Swift, ma Gulliver, benché adattato per ragazzi, in realtà è tutt’altro, così come Stevenson.

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    • Guido Sperandio ha detto:

      Non conosco Kenneth Oppel, però Swift (Gulliver) e Stevenson sì, onestamente ammetto solo di nome e la considero una lacuna. Che poi… fosse la mia sola!
      Comunque condivido con te, che siano per ragazzi ma mica tanto, e mi fai venire in mente, a questo proposito, anche Cervantes. Lo lessi in edizione ridotta da bambino e mi divertì da morire, tra lui e Sancio Pancia…

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      • Kenneth Oppel l’ho conosciuto anch’io solo di recente ma la sua saga di Silverwing la consiglio caldamente, ti farà cambiare idea sui pipistrelli, è incantevole! Non parliamo di lacune, io vorrei avere la vita eterna solo per poter leggere tutto quello che mi manca… però Swift vale la pena, graffiante, caustico, amaro e divertentissimo, lo dicono misantropo, credo invece che amasse troppo l’umanità per sopportare di vederla perdersi. Stevenson… beh, Stevenson è il maestro del mare…

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        • Guido Sperandio ha detto:

          “Graffiante, caustico, amaro e divertentissimo, lo dicono misantropo, credo invece che amasse troppo l’umanità per sopportare di vederla perdersi”.
          L’utilità di questi scambi… mi è venuta una voglia matta di esplorare questo Swift! 🙂 Ho visto peraltro degli altri suoi titoli che mi suonano intriganti.

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  6. Pendolante ha detto:

    Ho scoperto qualche mese fa Tre uomini in barca (compreso il cane), e mi ha divertita moltissimo (adulta e femmina)

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  7. gelsobianco ha detto:

    Grandi sempre sono il tuo modo di scrivere e ciò che fai giungere.
    E allora io leggo/rileggo te e… riprenderò con piacere molto vivo JKJ.
    Grazie., Guido.
    🙂
    gb

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  8. Non ho mai letto nulla di questo autore… mi sa che devo recuperare! 🙂 inoltre sono d’accordo con te: i libri per ragazzi possono essere letti anche dagli adulti. Io lo faccio sempre :p

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  9. lilasmile ha detto:

    Mi hai fatto sorridere ma anche riflettere e credimi: non è cosa da poco!

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  10. maratrufelli ha detto:

    ahahaha…GUIDOO…forse il ginocchio della lavandaia l’hai lasciato a me!!…*____*

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  11. Riyueren ha detto:

    Mi citi un libro che ho adorato. Ih ih, il protagonista sembra me quando vado a leggere nel web info sui miei malanni. Da un po’ di tempo mi frulla per la mente di pubblicare su Mutazioni un po’ dei post che ora giacciono privatizzati su Perle Nere. Te lo ricordi?

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    • Guido Sperandio ha detto:

      Non l’ho presente (Perle Nere), ma forse non ne ho mai avuto notizia..
      Jerome è grande proprio perchè rende in modo umoristico delle verità, i nostri vezzi e comportamenti quotidiani. Così, sì, è tipico, leggendo i sintomi di una qualsiasi malattia, sentirsene… contagiati. Anzi, più drammatici sono e più uno si convince di esserne affetto 🙂

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  12. alessialia ha detto:

    Mi rendo ben conto di essere ignorante e non conoscere tante cose!
    Guidino mi scompisci….!!!
    Sempre tuuuuuu… anche da bambino eri tuuuu! Che bello!!!
    Ps. Su fb non ci sei piu vero? Un po che volevo chiedertelo, ma poi non son piu entrata in wp…

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