Quando giallo chiama giallo

Con tutti i Commissari e Ispettori di Polizia in circolazione dovremmo sentirci tutti più sicuri. Peccato che, se pur dotati di pistola e fine intuito, sono poliziotti ma di carta. Infatti, mai visti tanti gialli-polizieschi-thriller-noir-spy stories in libreria (senza contare cinema e TV).
Non c’è più da meravigliarsi se anche le casalinghe di giorno ma scrittrici di notte, abbiano il loro bravo giallo pronto nel cassetto (Giallo magari un po’ sul rosa, ma niente cambia, c’è pur sempre il morto).
Mancava solo un investigatore con gli occhi a mandorla, ebbene, lacuna colmata, ora c’è: si chiama Yeruldegger  ed è commissario della polizia mongola.
Mongola, sì, avete letto bene.

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Questa voce è stata pubblicata in AUTORI CITATI, Ian Manook. Contrassegna il permalink.

30 risposte a Quando giallo chiama giallo

  1. Neda ha detto:

    Oh cavoli!!! L’hai letto? Com’è?
    A me piacciono anche quelli di Lilian Jackson Braun “The cat who….” con Jim Qwilleran, ex giornalista, che vive in un vecchio silos antico deposito di mele rimodernato e con due gatti siamesi, investigatori, nella contea di Moose.

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    • Guido Sperandio ha detto:

      No, non l’ho letto. E, non so, l’istinto mi porta a diffidare. Mi sa di un’originalità voluta a tutti i costi. La figura dell’autore, ricavata da Internet, aumenta le mie titubanze.
      Non conosco l’autrice da te citata, d’altronde – come dicevo nel post – i “giallisti” sono ormai talmente tanti e i loro investigatori coprono uno spettro di personaggi talmente variegato e dalle professioni spesso tanto insospettabili che per un lettore è come vuotare l’Oceano con un cucchiaino.

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      • Neda ha detto:

        La Braun è ancora della vecchia scuola e i suoi gialli a me sono piaciuti molto, per la descrizione dei personaggi, dei luoghi, la “lentezza” delle azioni. In verità tutti quelli che ho letto con gli stessi personaggi ambientati nella contea di Moose, il giornalista filantropo, i suoi gatti, la bibliotecaria e tutto ciò li circonda, (ne ho trovati solo otto su trenta che ha scritto) mi sono piaciuti davvero molto.
        Il primo lo ha scritto nel 1966 “The cat who could read backwards” l’ultimo nel 2008 “The cat who smelled smoke”, la Braun è morta nel 2011.

        Mi piacciono anche i gialli storici, come quelli scritti da Ellis Peters, ultimamente ne ho letto uno di Marcello Simoni e un’altro di Danila Comastri Montanari, ma non li ritengo all’altezza della Peters.

        Quando trovo un autore che mi piace, giallista o no, ne cerco tutte le opere. gli altri vanno a finire nel dimenticatoio.

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      • Guido Sperandio ha detto:

        Sono autori che non conoscevo, d’altra parte il giallo e derivati annovera un indice talmente vasto di autori e titoli da dare per scontata l’impossibilità di conoscerli tutti.
        Deduco da quanto riferisci, che gli scrittori anglosassoni restino i modelli del genere. D’altronde, bene o male, il genere in tutte le sue variazioni, resta per noi di importazione. (Non dimentichiamo la parentesi del fascismo, che ne aveva solertemente ostacolata la diffusione)

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      • Neda ha detto:

        Siamo figli del Romanticismo: Manzoni, d’Azeglio, la Serao, e un’infinità di poeti. Edgar Allan Poe, quando io ero ragazzina era ancora “proibito” ai più. Conan Doyle ha fatto scuola, ma ancora oggi, nonostante le eccellenze che ci sono nel settore, il “giallo” non viene considerato letteratura.

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      • Guido Sperandio ha detto:

        Eppure, ci sono voci che al “giallo” riconoscono una sua dignità letteraria. Ho l’impressione che siano sempre più frequenti.

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      • Neda ha detto:

        Io credo fermamente che molti autori di giallo siano veramente bravi.

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  2. Paola C. ha detto:

    come tu ben sai, adoro i gialli e questo e’ un altro per la lista di Goodreads!! Non ce la faro’ mai a leggere tutto quello che vorrei, anche perche’ continuo a trovare altre cose lungo la via… 🙂

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    • Guido Sperandio ha detto:

      Quello di trovare sirene lungo la via è anche per me motivo di sopravvenienze e deviazioni di percorso. Come dicevo nella risposta sopra, non so se valga la pena di un tuo rimorso trascurare il titolo in questione. È tempo di marketing e di perfidi astuti calcoli editoriali. (Non sarò mica prevenuto?)

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  3. Paola C. ha detto:

    Bah, magari se lo trovo in biblioteca lo prendo, cosi’ tanto per curisoita’. Mi piace fare un po’ di antropologia “giallistica” … 😉

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  4. Pendolante ha detto:

    ne facciamo una questione di genere o di etnia?

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  5. alessialia ha detto:

    diciamo che non hai invogliato molto alla lettura… e d’altronde neanche tu ne sei troppo troppo invogliato a quanto pare! ahahah!
    sai chi adoro? che non c’entra nulla alla fine coi gialli…
    kathy reichs… la conosci???? io mi intrippo totalmente a leggerla!

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    • Guido Sperandio ha detto:

      Intanto, il piacere di ritrovarti 🙂 che si rinnova ogni volta che accade. So bene che hai da fare e tanto più i tuoi ritorni (posso paragonarti alla rondine che parte ma si sa che tornerà?) sono fedeltà che merita più di un bentornata.
      No, quella Cathy Reichs non la conoscevo, e sono dovuto andare nel web per averne notizie. E ho avuto modo di appurare che è autrice di una sfilza di titoli e che di professione fa la …squartatrice di cadaveri (sì, è anato….. ecc.).
      Tanto più pericolosa, quindi, specie per un uomo, perchè la prima cosa che mi è balzata agli occhi, è che è pure una bella donna!!!!

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      • alessialia ha detto:

        guidinoooooo!
        intanto il piacere di entrare in wp e trovare un tuo prezioso post e di scambiare qualche chiacchiera con te, si rinnova a me ogni volta! e lo sai! venire e magari scoprire che non ho nulla di tuo da leggere… ci rimango male!
        eccccetto che la capretta torna sempre qui dove si sta bene!
        uhhh! taaaanto tempo fa cecavo un libro in libreria (ma va?!?!). ho scovato uno della reichs. sembrava proprio il genere che piace a me… thriller ma realistico e reale. L’ho letto e poi ho scoperto che era il primo della serie di Temperance brennan, antropologa forense, alter ego letteraria della sua autrice.
        Da li ho iniziato a leggerli tutti… ora mi sono fermata un attimo e credo mi manchino gli ultimi due! è trooooppo brava (si, parla anche dei cadaveri squartati 😀 )
        e poi scrive in maniera frizzante e mai noiosa!
        ahahaah! me piace insomma!
        che combini mio guru?
        ps. se scrivo na specie di raccontino, in cui la protagonista fa un colloquio di lavoro… posso scrivere che sei tu il futuro (o meno) datore di lavoro? 😀

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      • Guido Sperandio ha detto:

        Sì, ma devi descrivermi con dei baffoni, folti e spioventi, tipo quelli dei briganti messicani di un tempo… 🙂
        E poi NON devi attribuirmi pensieri licenziosi o frasi che offendano il comune senso del pudore…
        il fatto che ci siano e covino, censurali, raccomando!:-)
        (Tu leggi, leggi pure le sanguinarie gesta dalla macellaia, che sarà di lusso con quella definizione che nobilita “anatomopologa forense”, PUAH! – e magari ti viene di mangiare ancora le bistecche!?) 🙂 🙂 🙂

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      • alessialia ha detto:

        daiiii!!!!! bello coi baffoni!!!!!! ahaah! guido brigantino! 😀
        si si… nulla di brutto da parte tua!
        emh… zi… le bistecche le pappo ancora! scusa…..

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  6. 65luna ha detto:

    Ho capito ora il titolo del post…!!!!Buona giornata,65Luna

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  7. mrsbean73 ha detto:

    In effetti c’è una certa inflazione di questi tempi. Tanto che volevo iniziare a leggere Antonio Manzini, ma dopo che ho visto Rocco Schiavone in TV, poi vorrei leggere De Giovanni, ma tergiverso…tu cosa ne pensi? Che ammirazione Guido, leggi in modo sconfinato e le tue recensioni sono sempre originali e interessanti!!! Era da tanto che non passavo, ma non mi dimentico mai di cercare tra le tue pagine 🙂 Buona giornata!!!

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    • Guido Sperandio ha detto:

      Sempre gentile e carina. Gli è che, non smetto di affermarlo ma so di non essere il solo, che il destino ti ha dotata di un raro felice splendido carattere. Sei aperta alle persone e alla vita.
      Quanto ai due autori da te citati, il primo non lo conoscevo affatto e il secondo mi è noto solo di nome.
      Ti dirò che consigliare o il contrario, in questo campo, è rischioso. Ciascuno di noi ha un suo percorso e momento, che sono molto personali.
      Io, di massima, diffido di questi giallisti-noir-polizieschi contemporanei. Dovendoti proprio fare dei nomi, opterei per quelli che sono ormai dei classici: Chandler, Hammett, Simenon e anche perchè no? Camilleri. Ho sempre tralasciato i titoli dove lui adotta quella specie di pseudo-siculo, sarà un’ubbia mia, lo considero un artificio – però ha scritto anche cose in un ottimo brillante italiano.
      Buona giornata anche a te! 🙂

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      • mrsbean73 ha detto:

        Sempre gentile tu, mi rende felice se trasmetto questa immagine così positiva,evviva! Hai ragione in effetti che dare consigli è impresa piuttosto ardua, ecco Simenon ho sempre voluto leggerlo, ma poi mi sono impigrita, mentre Camilleri mi piaceva un sacco, ora però sono in pausa 🙂 Oggi sto leggendo meno gialli, ma sento che tonerò al genere, che da sempre mi intriga. Ciao Guido caro!!!

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  8. Ormai possiamo lavorare anche noi come detective con tutti i telefilm che fanno in tv, ne sappiamo sicuramente più di loro! 😀

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    • Guido Sperandio ha detto:

      Le detective di carta o tele (vedi: Florent) con tutte le variazioni (vedi: le anatomopatologhe) già hanno fatto la loro apparizione da tempo, moltiplicandosi. E anche quelle in carne e ossa.
      Poi ad avallare la tua… battuta, concorre anche un altro elemento connaturato e non da poco: infatti, non si usa dire che “la curiosità è femmina”? E un detective, anzi una detective, che cos’è se non una indomita curiosa?

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  9. Ultimamente non leggo molti gialli, ma c’è stato nun tempo in cui ne leggevo tantissimi e il mio autore preferito è sempre stato un “anglo-americano” (di fatto americano di nascita ma innamorato dell’Inghilterra e del giallo all’inglese, di cui aveva adottato lo stile. Aveva anche sposato un’inglese). In effetti mi è venuto in mente che questi potrebbero essere indizi e potrei chiederti se hai indovinato di chi sto parlando, ma te lo dirò… a suo tempo. E’ un autore considerato il maestro assoluto dei delitti della camera chiusa, non so quanti metodi abbia inventato per scardinare usci serratissimi (nonché camminare nella neve senza lasciare impronte e simili). I suoi due investigatori più noti, decisamente anticonvenzionali, sono ispirati rispettivamente a W. Churchill e G.K. Chesterton. Noto anche per interpretare a modo suo la regola di “lealtà” per cui bisognava inserire all’interno del romanzo gli elementi da cui il lettore potesse arrivare alla soluzione. Era un abilissimo prestigiatore, da questo punto di vista, diciamo. Tra I suoi libri mio preferito è forse “Il diavolo vestito di velluto”, ma ce ne sono diversi belli. Sto parlando di…
    … John Dickson Carr, anche noto come Carter Dickson.

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    • Guido Sperandio ha detto:

      Se tu, con un colpo finale, non avessi rivelato il nome, e bene per esteso, non ci sarei mai arrivato. Per un attimo, all’inizio, avevo pensato a Poe, ma poi mano a mano mi sono affidato al tuo svolgimento.
      È un autore che mi era totalmente sconosciuto, mi confermi che questi scambi sono intriganti e istruttivi! E che bene o male, dal “giallo-noir-poliziesco ecc.” – prima o poi ci si passa tutti.

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      • Quello che mi piace del giallo all’inglese è che in realtà l’aspetto del rompicapo è prevalente su qualunque elemento macabro e in realtà sull’omicidio stesso. Vale anche per Dickson Carr, che pure aveva un notevole gusto per il macabro (uno dei suoi capolavori si intitola “le tre bare”, per dire, ma poi scheletri fantasmi, terrori che mormorano, mostri del plenilunio… tutto con un’ironia del tutto britannica. In realtà lo adoro ancora adesso, a un certo punto avevo pensato di dar via la mia collezione dei suoi libri (li ho quasi tutti), li ho tirati giù dallo scaffale e me li sono riletti a uno a uno. Ovviamente ho deciso di tenerli…

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      • Guido Sperandio ha detto:

        Come ti capisco! Detesto e non sopporto la violenza dei film e libri odierni. E intuisco benissimo cosa intendi quando parli del “macabro” non però compiaciuto, ma riscattato dall’ironia appunto britannica, che è proprio solo loro, sconosciuta per i mediterranei troppo passionali…
        (Un paio d’anni fa, nel mio piccolo, ho scritto una specie di giallo, di cui il mio unico vanto, è avere scritto un “giallo senza morto”)

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