Le Note del Gufo, 31-32

31.
Recita il dizionario:
Distopia: Utopia al contrario; situazione, condizione futura presentata e descritta come negativa, sgradevole e non auspicabile in alcun modo.

Da un po’ di tempo distopia è termine ricorrente nelle recensioni dei vari libri. «È un romanzo distopico» mi capita di leggere, e io ogni volta mi domando: per dire semplicemente che quel certo autore profetizza mondi negativi, sgradevoli e non auspicabili in alcun modo – occorre escogitare parolone così grosse?

32.
La carta non era quella cosiddetta igienica ma dei giornali che, una volta esaurita la loro missione informativa, venivano declassati a compiti senz’altro meno nobili. Non importa se rilasciavano il nero dei caratteri da stampa per cui uno poi viaggiava con le ultime notizie impresse sulle natiche.
La Gazzetta dello Sport è stata la gloriosa leader che ha fatto coincidere le tappe del Giro d’Italia con le tappe in bagno di più generazioni.

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19 risposte a Le Note del Gufo, 31-32

  1. Enri1968 ha detto:

    Citando il Signor G:
    E guardando i giornali con un minimo di ironia
    li dovremmo sfogliare come romanzi di fantasia
    che poi il giorno dopo e anche il giorno stesso
    vanno molto bene per accendere il fuoco o per andar al cesso…
    C’è un aria…

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  2. Neda ha detto:

    Me lo ricordo il tempo in cui il giornale che mio nonno portava a casa ogni domenica veniva letto tutto, articolo dopo articolo e poi ritagliato a quadretti o rettangoli e lo si usava per lo scopo da te descritto. Ero bambina, non era ancora arrivata la corrente elettrica nella nostra zona e il “bagno” era fuori di casa (ne ho ancora l’incubo). I giornali di allora avevano pochi fogli, molto grandi, la carta era ruvida, sgradevole per la bisogna.

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  3. sara ha detto:

    Mia madre utilizzava la carta dei quotidiani come copertura del secchio della spazzatura. Una volta non c’erano i sacchi adatti…

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    • Guido Sperandio ha detto:

      Sulla scia del tuo commento, mi vengono in mente anche gli altri mille usi: i giornali erano l’unico incarto disponibile, prima delle buste di plastica, al mercato, alle bancarelle: pesce e verdure. E anche i fogli di giornale infilati sotto il giubbotto per ripararsi dal vento e dall’aria, in moto o bici… opportunamente piegati erano il copri-capo classico dei muratori in cima ai tetti sotto il solleone… erano le barchette dei bambini nell fontane dei giardini… 🙂

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  4. sara ha detto:

    Vero ahahahah me ne ero dimenticata!!! Bei tempi…

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  5. alessialia ha detto:

    mado… come sono in accordo con te, guidino riguardo distopia… io sono una che quando scrive non riesce a usare una parola unica per dire una cosa… magari te impieghi due righe per dire una cosa e io invece scrivo due rom,anzi…
    secondo me, distopico, detto come spiegazione lunga, rende di piu… soprattutto relativamente ai libri…
    ps. ma il blog del gufo è ancora aperto? non lo trovo mica!

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  6. gelsobianco ha detto:

    Ti leggo e, per fortuna, ritrovo sempre in te ciò che mi piaceva/piace di te.
    Che belle le parole semplici! Come le amo.
    E le tappe del Giro d’Italia coincidevano con le tappe in bagno di più generazioni, sì sì.
    Sei sempre tu. Eccoti anche in questo tuo post!
    Grazie, Guido.
    🙂
    gb

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  7. lilasmile ha detto:

    Guido sono d’accordo con te. Perché usare parolone grosse quando si avverte che un libro può non dare adito alle utopie? Quanto ai fogli di giornale devo dirti che in realtà è brutto pensare che le notizie corrono veloci…

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