Buongiorno, tristezza

Di solito, capita di smettere un libro perchè non “prende” abbastanza. Ora 9788845911743_0_0_1808_80mi capita di abbandonare un libro – oso dire, mio malgrado – perchè, al contrario, mi “prende” troppo.
È Perturbamento di Thomas Bernhart, anno di uscita: 1967.
Lo scenario è l’Austria del secondo Novecento, un paese sperduto prigioniero delle montagne in cui è racchiuso. Gente povera e primitiva, dove la natura è nemica e con la quale è lotta quotidiana di sopravvivenza. Altro che idilli New Age.  La narrazione si apre con la chiamata d’urgenza del medico del paesino. La donna proprietaria dell’osteria è stata assalita e colpita nella notte, preda di avventori dalla ragione persa a forza di ingurgitare vino. Nemmeno con finalità di stupro, ma puro sfogo di violenza. A raccontare, è il figlio del medico, io narrante, all’epoca studente universitario.
L’autore, nel dare conto delle sequenze successive, sviluppa le figure dei proprietari dell’osteria (la donna colpita e il marito), il contesto sociale e soprattutto rende magnificamente il nodo dei rapporti tra il medico, in quanto padre, e i figli (l’io narrante e la sorella).
Non c’è aspetto sociale che non venga considerato: come le donne sono considerate e trattate o come i medici di quell’area  siano dediti ai propri fatti personali più che ai pazienti.
Il medico è vedovo, accudisce ai figli nei limiti di tempo concessi dall’esercizio della professione, cioè esigui, nonostante si preoccupi della migliore formazione dei due ragazzi.
In questo quadro, il padre porta il ragazzo con sè perchè prenda coscienza della realtà, anzi delle realtà della vita: malattie, senescenza, indigenza, sofferenze fisiche e morali. Il padre vorrebbe evitare tutto questo al figlio, ma sente nel contempo il dovere di dargli una corretta visione di quella che è la condizione umana.
Dei pazienti, che il medico visita col figlio, l’autore dà anche un ritratto, ne riferisce trascorsi e famiglia. Nel frattempo, inserisce anche incisi eloquenti sulla solitudine e incomunicabilità tra i tre componenti la famiglia, e sulla sofferenza che ne deriva.
Il guaio è – non temo di sembrare paradossale – che è troppo un bel libro, scritto bene. Tutto è narrato senza enfasi, senza ricerche astruse di stili letterari e pose, ma semplicemente, pacatamente, da permeare mano a mano il lettore, che si ritrova a convivere e nel contempo, a ritrovare continui riferimenti alla propria realtà per quanto così apparentemente distante. È una narrazione ragionata con considerazioni esistenziali ahimè inoppugnabili.
Torno alla lettura di un qualche giallo. Previo passaggio, perchè no?, da Woody Allen.

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29 risposte a Buongiorno, tristezza

  1. Paola C. ha detto:

    Ok aggiungiamolo alla lista. Di questo passo dovro’ smettere di lavorare per leggere tutto qullo che voglio leggere… 😉

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    • Guido Sperandio ha detto:

      Dont’ worry!, si dice così, mi pare, dalle tue parti 🙂 TBer. giustamente occupa il posto che occupa, però… i libri anche meritevoli sono tanti quanto i granelli di sabbia di un deserto. Tanto vale rassegnarsi ad arrivare dove il nostro passo arriva.

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  2. Paola C. ha detto:

    mi e’ venuto in mente parlando di libri belli e anche citando l’Austria questo libro di Edmund de Waal Un eredita’ di avorio e ambra https://vitadamuseo.wordpress.com/2015/05/02/i-libri-del-mese-uneredita-di-avorio-e-ambra-the-hare-with-amber-eyes-a-hidden-inheritance-2/

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  3. tommasoaramaico ha detto:

    Un libro semplicemente perfetto. Come quasi tutti quelli scritto da questo autore, la cui stessa vita ha in sé del romanzesco.

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  4. Alessandra ha detto:

    Non capisco. Se un libro non ti piace smetti di leggerlo (nulla da discutere, ne hai – ne abbiamo – tutto il diritto), se invece ti coinvolge, ti cattura (oltretutto è scritto bene) allo stesso modo lo lasci a metà? 😉 Parli di considerazioni esistenziali di una certa importanza… ecco, forse anche solo per questo varrebbe la pena reggerne, fino in fondo, l’impatto emotivo. Lo leggerò.

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    • Guido Sperandio ha detto:

      Ecco, Alessandra, ti sento amabile come una sorellina cara (la sorella maggiore) e mi viene da sorridere. Ma io non ho lo spirito masochistico femminile di sopportare le violenze del “compagno” nè lo spirito maschile dell’eroe che muore sulla barricate sventolando il tricolore. Mi permetto di parlarti così perchè ormai… ci diamo del tu da tanto tempo. [Guarda che ci tengo a sentirti… aspetto la replica :-)]

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  5. Pendolante ha detto:

    Manca di passione,insomma?

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  6. Enri1968 ha detto:

    Insomma un libro tosto.

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  7. Neda ha detto:

    Anche questo è da prendere in considerazione.
    Il titolo del tuo articolo mi aveva però fatto pensare alla Sagan.

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    • Guido Sperandio ha detto:

      Bernhart è senz’altro da prendere in considerazione. Dev’essere però un momento della tua vita in cui prevale l’ottismo 🙂 Non è che lui giochi su effetti granguignoleschi, anzi. È il concetto di base che ispira i vari momenti.
      Sì, ho adottato il titolo della Francoise Sagan, best seller dell’epoca con tutto il mito creato a suo tempo, contavo sul gap generazionale per non essere… scoperto 🙂

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      • Neda ha detto:

        Non ho problemi riguardo all’ottimismo o al pessimismo. Sono di natura realista e combattiva, non ci sono molte cose che possano deprimermi, altrimenti, con tutto ciò che mi è accaduto nella vita dovrei già essere ammattita. No, io godo ogni giorno di ciò che la vita mi dà, nel bene e nel male, perché da tutto posso apprendere, imparare, fare tesoro per continuare a crescere.
        Ciao Guido e sempre grazie per i tuoi suggerimenti.

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  8. alessialia ha detto:

    quindi in poche parole…
    non ci sei caduto dentro?
    partendo dal presupposto che tra il libro e il lettore si deve instaurare una storia sensuale…
    come nella vita di due amanti non esiste l’incastro perfetto, o giusto, ma quel che ci attrae…
    questo libro è perfetto, scritto benissimo, ma non ti attrae nella sua rete…
    ho capito male?
    da come ne hai parlato non lo leggerei…
    ma forse ho interpretato male…

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    • Guido Sperandio ha detto:

      Nooo, tu hai capito più che bene, e come sempre – e non solo ma hai infilato anche un inciso (i due amanti) che è un lampo di saggezza e intelligenza e senso della realtà, come pochi hanno.
      Vedi, circa il libro, qui entriamo nel soggettivo e anche nel momento in cui uno si trova, per cui – proprio perchè narrato bene – quella storia ti fa immergere in considerazioni su quello che siamo, io, tu, la famiglia, i rapporti ecc. A questo punto, il tuo intuito ha senz’altro afferrato il resto e il senso dei miei ragionamenti.

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      • alessialia ha detto:

        guidino ogni volta mi stendi… lo sai, sì!
        Comunque evidentemente, nei tuoi post, passi benissimo quel che senti dentro o i tuoi pensieri…
        Io credo fortemente che non ci siano incastri perfetti nella vita, ma forse forse giusti per noi in quel momento… che in un altro possono magari essere sbagliati…
        come anche i libri alla fine… magari ora un libro non mi lascia nulla… letto in un altro momento ci cado dentro!
        capito perfettamente cosa intendi dire del libro che ci hai presentato!
        sbaciuzz guidignaccolo! mio guru!

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  9. mrsbean73 ha detto:

    Così come l’hai presentato caro Guido, non ne subisco proprio l’attrazione…ma io sono tremenda con i libri. Probabilmente un po’ superficiale anche…deve scattare un feeling iniziale, altrimenti abbandono! Abile narratore tu in ogni caso…mi sono fatta una scorpacciata mattutina di tuoi post! 😘

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    • Guido Sperandio ha detto:

      Cara Marghe, non sei la sola a nutrire il dubbio d’essere “un po’ superficiale”. E neanche nella pratica dell’abbandono tout court. A nostro alibi, diciamo pure che il menu è ampio e quindi perchè non approfittarne? Meglio non confondere serietà e sadomasochismo, no?
      Nota: La tua “scorpacciata” lusinga molto il cuoco 🙂

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  10. Paroledipaola ha detto:

    Aggiungo alla lista anch’io😁

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